PREMESSA

PREMESSA

DIVENTARE CAMPIONI

"La tecnica è una cosa che impari da piccolo, giocando, provando e riprovando. Non te la insegna un allenatore.
Il percorso che faceva il campione, o comunque il buon giocatore, fino a qualche anno fa era questo: dai cinque ai tredici anni è gioco, in cui, che sia un muro o degli amici, prendevi confidenza con il pallone; dopo incontravi l’allenatore, che ti insegnava come si stava in uno spogliatoio, in un gruppo e le regole.
Ti eri già fatto un bagaglio di gesti e di tecnica importante: i ragazzi che noi cresciamo hanno dei limiti. Ad esempio, pochissimi oggi sanno giocare indistintamente sia con il destro che con il sinistro, eppure fanno allenamenti tutti i giorni ricercando la tecnica con entrambi i piedi. Questo accade perché abbiamo perso il vero momento in cui si impara la tecnica, abbiamo perso la competizione. I ragazzi di oggi sono ben messi fisicamente, ma hanno questi limiti tecnici: non parlo di gesti, parlo di una fantasia che non è mai stata incentivata. A noi non manca il calciatore che stoppa la palla o fa un passaggio correttamente, noi abbiamo bisogno della giocata che ci cambia la partita”.

CITAZIONE

Non sono gli Esercizi che fanno migliorare un giocatore, sono i Giocatori che fanno migliorare un Esercizio. RL

lunedì 14 giugno 2010

Reggina Double-Face
19.12.2009 20:49 di Rosario Ligato   articolo letto 402 volte
© foto di Federico De Luca
Epilogo amaro in quel di Gallipoli. La Reggina, dopo un primo tempo discreto e dove era passata pure in vantaggio, crolla nella ripresa sotto i colpi di un modesto Gallipoli. Si torna a casa dunque con le ossa rotte, un vecchio detto calabrese recitava: " cu culu ruttu e senza cirasi".

Su questo sito, abbiamo sempre difeso la squadra. Nonostante i risultati altalenanti degli amaranto, abbiamo sempre esortato la gente ad avere un pò di pazienza, consapevoli delle difficoltà di una squadra costruita per vincere, sottovalutando non poco un campionato durissimo come la serie B.

Gallipoli era una tappa fondamentale per dare continuità ai risultati, per dare al gruppo la consapevolezza di essere forte, per dare manforte alle belle parole spese da noi tutti dopo la partita di 7 giorni fa. Prontamente però, veniamo smentiti, e tutte le certezze costruite finora vengono annientate da una prestazione vergognosa di tutti gli elementi che compongono la squadra amaranto. Oggi, non salviamo nessuno, da Marino, all'ultimo panchinaro.

E' la doppia faccia della Reggina, dobbiamo accettare questa realtà che vede questa compagine passare da: buone prestazioni che illudono tutto il popolo amaranto, facendogli pensare che i play off sono un obiettivo raggiungibile, a prestazioni come oggi che ti verrebbe la voglia di spegnere il televisore o cambiare canale.

Di chi le colpe di questa annata vissuta nell'anticamera del fallimento? Di tutti, nessuno escluso, dal presidente ai tifosi. Adesso, bisogna che ognuno si assumi le proprie responsabilità, cercando di salvare il salvabile, sperando che il male non si trasformi in peggio, e per peggio mi riferisco alla Prima Divisione, dopotutto, l'esperienza ci suggerisce che: di squadre costruite per vincere il campionato e che poi sono retrocesse, ne abbiamo viste tante.

Alla luce di questa sconfitta, su un campo tutto tranne che ostico, non possiamo certo trarre delle conclusioni, sicuramente possiamo dire che: il principale errore commesso della società amaranto è stato quello di valutare il potenziale dei suoi calciatori in modo diverso dalle reali potenzialità che essi hanno. Molti, sono stati sopravvalutati; molti, non avevano gli stimoli giusti per sposare il progetto della società. Molti, sono stati mandati in campo solo per fargli collezionare presenze in modo da far lievitare il prezzo del cartellino.

La rosa della squadra è strutturalmente costruita male. Una compagine che deve vincere il campionato, deve andare in campo cercando di comandare il gioco dal 1° minuto al 95°. In ogni partita fin qui disputata, però, nelle formazioni mandate in campo da Novellino prima e Iaconi poi, vi sono sempre ben 8 undicesimi che sanno svolgere (e non sempre bene) solo la fase difensiva. Impensabile poter ammirare un gioco gradevole senza avere elementi che sappiano dare del tu al pallone, specie in mezzo al campo. Paradossalmente, in serie A questo organico, renderebbe meglio che in serie B proprio perchè, cambia il sistema di gioco da adottare, nella massima serie quasi sempre di rimessa.

Nel calcio, come nella vita, niente avviene per caso, analizzando le varie squadre che disputano questo campionato, possiamo notare che molte di queste, giocano in modo sbarazzino, mandando in campo ben 4/5 elementi offensivi. Impensabile vincere senza mai calciare in porta e senza attaccare. La Reggina è una squadra che attacca poco e male, e quando lo fa, prende gol in contropiede, proprio perchè, le caratteristiche dei suoi calciatori non prevedono questa fase di gioco.

Una canzone scritta da Umberto Tozzi, un brano che molti di voi conosceranno, diceva: "Si può dare di più", un brano musicale vincitore del festival di San Remo del 1987. Beh, il titolo di questo brano dovrebbe essere inculcato nelle menti di ogni calciatore che sta indossando la maglia amaranto. Si può e si deve dare di più. Tutto il popolo amaranto vuole di più da questi calciatori che, se non lo sanno, glielo ricordiamo noi: rappresentano la città di Reggio Calabria, la provincia tutta e tutti i reggini sparsi nel mondo.

Concludo dicendo che, a gennaio, in occasione del calciomercato cosiddetto "di riparazione", assisteremo ad una vera e propria rivoluzione, augurandoci che, almeno questa volta, le valutazioni vengano fatte in linea con la realtà, Chiediamo inoltre, al presidente che: calciatori di seconda divisione, con tutto il rispetto per questa categoria, vadano a giocare in quella dimensione, senza farli passare per giocatori di serie B, qualcuno anche di serie A, sol perchè costano poco meno di niente. Caro presidente: "A roba bona custa". Buonaserata a tutti

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