PREMESSA

PREMESSA

DIVENTARE CAMPIONI

"La tecnica è una cosa che impari da piccolo, giocando, provando e riprovando. Non te la insegna un allenatore.
Il percorso che faceva il campione, o comunque il buon giocatore, fino a qualche anno fa era questo: dai cinque ai tredici anni è gioco, in cui, che sia un muro o degli amici, prendevi confidenza con il pallone; dopo incontravi l’allenatore, che ti insegnava come si stava in uno spogliatoio, in un gruppo e le regole.
Ti eri già fatto un bagaglio di gesti e di tecnica importante: i ragazzi che noi cresciamo hanno dei limiti. Ad esempio, pochissimi oggi sanno giocare indistintamente sia con il destro che con il sinistro, eppure fanno allenamenti tutti i giorni ricercando la tecnica con entrambi i piedi. Questo accade perché abbiamo perso il vero momento in cui si impara la tecnica, abbiamo perso la competizione. I ragazzi di oggi sono ben messi fisicamente, ma hanno questi limiti tecnici: non parlo di gesti, parlo di una fantasia che non è mai stata incentivata. A noi non manca il calciatore che stoppa la palla o fa un passaggio correttamente, noi abbiamo bisogno della giocata che ci cambia la partita”.

CITAZIONE

Non sono gli Esercizi che fanno migliorare un giocatore, sono i Giocatori che fanno migliorare un Esercizio. RL

giovedì 22 gennaio 2015

LA GESTIONE DEI TALENTI PRECOCI DI MASSIMO CAPUSSOTTO

Quando si ha a che fare con le categorie Pulcini, molto spesso, ci si trova a dover affrontare la gestione di
bambini fra cui vi sono evidenti differenze sopratutto sotto il profilo coordinativo.E' evidente che nella maggior parte dei casi i bambini meno dotati fisicamente sono invece decisamente più avanti dal punto di vista coordinativo,e di conseguenza nei primi anni di attività hanno più facilità ad apprendere e mettere in pratica i gesti tecnici base del calcio; tuttavia non bisogna commettere l'errore da una parte di valutare i bambini solo sotto questi aspetti credendo che anche in prospettiva questi bambini potranno primeggiare, dall'altra di sovraesporli alle attività creando in loro aspettative fuorvianti. L'errore più grave è quello di far disputare "ai più bravi" moltissime partite con lo scopo di vincerle,facendoli ruotare fra i diversi gruppi,questo perchè li si convincerà di essere indispensabili e spesso decisivi,inoltre si concederà ai bambini meno bravi l'alibi derivante dalla presenza del talentino che risolve la partita.Tutti i bambini vanno allenati e fatti giocare, a tutti va data la stessa importanza,tutti devono affrontare problemi ed essere incoraggiati,altrimenti si rischia di perdere di vista l'aspetto formativo per privilegiare l'inutile risultato sportivo in età da scuola calcio. Il talento precoce che viene trattato come un novello Maradona, infatti vivrà una condizione troppo favorevole che non gli permetterà di prepararsi alle difficoltà che incontrerà nella sua carriera, nello stesso tempo il bambino meno bravo non riceverà gli stimoli per lavorare in modo sereno e crescere in maniera adeguata. L'esempio che mi sembra più calzante in merito è il seguente :  prendiamo due bambini di 8/ /10 mesi uno che sappia già correre e l'altro che non riesca ancora a camminare, chi può sapere se dopo due anni sarà il primo o il secondo a correre più veloce? Possiamo forse evitare di insegnare a camminare al secondo? Concludo affermando che nell'interesse di tutti i bambini delle scuole calcio, sarebbe opportuno inserire una regola societaria semplice da trasmettere agli istruttori, ovvero poco interesse per il risultato, grande attenzione alla crescita di tutti i bambini, se si vuole operare nell'interesse di tutti, talenti precoci compresi.

Massimo Capussotto Ds Junior Biellese

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