PREMESSA

PREMESSA

DIVENTARE CAMPIONI

"La tecnica è una cosa che impari da piccolo, giocando, provando e riprovando. Non te la insegna un allenatore.
Il percorso che faceva il campione, o comunque il buon giocatore, fino a qualche anno fa era questo: dai cinque ai tredici anni è gioco, in cui, che sia un muro o degli amici, prendevi confidenza con il pallone; dopo incontravi l’allenatore, che ti insegnava come si stava in uno spogliatoio, in un gruppo e le regole.
Ti eri già fatto un bagaglio di gesti e di tecnica importante: i ragazzi che noi cresciamo hanno dei limiti. Ad esempio, pochissimi oggi sanno giocare indistintamente sia con il destro che con il sinistro, eppure fanno allenamenti tutti i giorni ricercando la tecnica con entrambi i piedi. Questo accade perché abbiamo perso il vero momento in cui si impara la tecnica, abbiamo perso la competizione. I ragazzi di oggi sono ben messi fisicamente, ma hanno questi limiti tecnici: non parlo di gesti, parlo di una fantasia che non è mai stata incentivata. A noi non manca il calciatore che stoppa la palla o fa un passaggio correttamente, noi abbiamo bisogno della giocata che ci cambia la partita”.

CITAZIONE

Non sono gli Esercizi che fanno migliorare un giocatore, sono i Giocatori che fanno migliorare un Esercizio. RL

venerdì 11 dicembre 2015

IL GIOCATORE PENSANTE

 Il Calcio moderno richiede ai nostri giocatori un'interpretazione diversa del gioco del Calcio: servono giocatori totali, capaci di leggere le situazioni, capaciti in inserirsi in contesti tattici che cambiano e si evolvono continuamente.
Oggi serve un'intelligenza tattica che può essere migliorata attraverso allenamenti dove è richiesto al calciatore una cultura al lavoro di qualità, dove spesso il ragionamento e l'attenzione fanno la differenza.
Da un punto di vista tecnico cerco di creare delle esercitazioni dove l'atleta usi soprattutto la testa per arrivare all'obiettivo, i piedi in questo caso sono un tramite.
Ma cosa vuol dire nello specifico Giocatore pensante?
“Percepire, scegliere, decidere ed eseguire l’azione motoria più idonea, in relazione alla reale situazione di gioco”,
“Il talento sportivo può essere inteso come la capacità che ha un individuo di fornire, in un determinato momento, una particolare prestazione psico-motoria di cui viene riconosciuta, per confronto e convenzione, la sua rarità statistica.
La condizione di campione non è iscritta nella natura del soggetto, bensì è la risultante di un processo
d’interazione di numerosi fattori d’ordine ereditario, ambientale, organico, addestrativo,
situazionale e sociale. Non esistono fattori della riuscita sportiva, quanto delle situazioni
soggettive e di campo che si configurano come dei pre-requisiti”


Avete presente Roberto Baggio mentre effettua un passaggio smarcante in fase offensiva o, in difesa, una chiusura di Franco Baresi. Per non parlare di Ronaldo, Diego Maradona o Marco Van Basten. In questi casi l’aspetto genetico è determinante, tuttavia può essere possibile aiutare i giocatori “normali” a incrementare questo tipo di attività cerebrale attraverso l’esperienza pratica e il ragionamento.
Nel calcio moderno e organizzato gli elementi a disposizione devono acquisire una cultura tale
da essere fantasiosi, creativi, intelligenti, efficaci e adatti alla situazione tattica richiesta dal
mister.

Vediamo ora quali sono le definizioni di queste capacità tanto richieste, anche e soprattutto per la spettacolarità e l’efficacia del gioco del calcio:

- fantasia: capacità di elaborare conoscenze ed esperienze cognitive e motorie già possedute al
fine di ottenere un risultato originale;

- immaginazione: capacità di ottenere risultati originali senza avere conoscenze specifiche;

- creatività: capacità di utilizzare il pensiero al fine di ottenere risultati originali e flessibili.

Sino a poco tempo fa ci si è preoccupati di allenare quasi esclusivamente il “ movimento ” trascurando l’allenamento all’azione”. Non è sufficiente modificare il gesto tecnico a livello periferico, 1)spinale e 2)sottocorticale (riflesso, automatismo),
ma bisogna intervenire a livello centrale sulle interconnessioni cerebrali sinaptiche (movimento
cosciente e finalizzato) per salire al terzo livello, quello corticale.
Nell’apprendimento intelligente l’automatismo è fissato in modo plastico e ciò permette di
riutilizzarlo o modificarlo in situazioni diverse. È importante finalizzare e rendere cosciente
ogni movimento per trasferire il riflesso e l’automatismo all’intelligenza e il gesto all’azione.
Il calciatore deve utilizzare al meglio i fondamentali tecnici, tattici, fisici e le caratteristiche
della personalità in situazioni acicliche, e quindi variabili, influenzate dalla presenza dei compagni
e degli avversari.
L’esempio chiarificatore sta nella differenza che passa tra un giocoliere del circo e Diego Maradona che applicava intelligentemente la tecnica nella situazione di gioco nella quale veniva a trovarsi. L’azione motoria non è altro che l’estrinsecazione pratica del pensiero tattico.
A questo punto ci chiediamo se sia possibile formare giocatori che raggiungano queste capacità o se sia addirittura possibile intervenire su atleti già evoluti agendo sul “pensare calcio” del calciatore.

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