PREMESSA

PREMESSA

DIVENTARE CAMPIONI

"La tecnica è una cosa che impari da piccolo, giocando, provando e riprovando. Non te la insegna un allenatore.
Il percorso che faceva il campione, o comunque il buon giocatore, fino a qualche anno fa era questo: dai cinque ai tredici anni è gioco, in cui, che sia un muro o degli amici, prendevi confidenza con il pallone; dopo incontravi l’allenatore, che ti insegnava come si stava in uno spogliatoio, in un gruppo e le regole.
Ti eri già fatto un bagaglio di gesti e di tecnica importante: i ragazzi che noi cresciamo hanno dei limiti. Ad esempio, pochissimi oggi sanno giocare indistintamente sia con il destro che con il sinistro, eppure fanno allenamenti tutti i giorni ricercando la tecnica con entrambi i piedi. Questo accade perché abbiamo perso il vero momento in cui si impara la tecnica, abbiamo perso la competizione. I ragazzi di oggi sono ben messi fisicamente, ma hanno questi limiti tecnici: non parlo di gesti, parlo di una fantasia che non è mai stata incentivata. A noi non manca il calciatore che stoppa la palla o fa un passaggio correttamente, noi abbiamo bisogno della giocata che ci cambia la partita”.

CITAZIONE

Non sono gli Esercizi che fanno migliorare un giocatore, sono i Giocatori che fanno migliorare un Esercizio. RL

martedì 30 ottobre 2012

LA NUOVA TENDENZA DELLA DIFESA A 3


Dopo Napoli, Juventus e Inter stasera a Palermo anche il Milan ha schierato la difesa a 3, una moda che per molti rappresenta un nuovo modello vincente, in realtà il 3 - 5 - 2 non è altro che uno schema prettamente difensivo adottato da sempre dalle squadre più deboli per compensare l'enorme gap tecnico contro le squadre di un certo livello.
Purtroppo in Italia il livello si è abbassato di molto, la qualità è carente, le big non esistono più, e dunque parlare di un modello vincente sarebbe un paradosso.
E' vero che la Juventus non perde da 48 giornate, ma è anche vero che il campionato italiano ha avuto una costante perdita di quei valori tecnici che in passato potevamo ammirare, non esistono più infatti le corazzate, i campioni sono andati a giocare all'estero, vedasi Del Piero, Eto'o, Ibrahimovic, Maicon, T. Silva, Seedorf, Lavezzi, Kaka, Balotelli.

In Italia a fare la differenza sono rimasti in pochi: Totti, Cavani, Pirlo, ragion per cui la tendenza della difesa a 3 è una conseguenza di una pochezza tecnica che è passata da sensazione a realtà.
Le squadre italiane sono costruite per difendere e ripartire, proprio come tanti anni fa, la costruzione del gioco è un optional, la ricerca del possesso palla stile blaugrana è roba vedere solo in televisione nei campionati esteri.
Il paragone può essere fatto con le più forti squadre europee, nessuna di queste gioca con 3 difensori centrali, tutte le big si basano su una solida difesa composta da 4 giocatori disposti a zona, dove gli esterni bassi si alzano in continuazione innescando dinamiche di superiorità numerica nelle zone pericolose del campo. Dal centrocampo in avanti la manovra è libera ma sempre proiettata all'offesa, al possesso palla, alla ricerca dell'ampiezza e  della profondità.
Il 3 - 5 - 2 è un modulo prettamente difensivo dove i 2 esterni di centrocampo in fase difensiva si abbassano formando una linea di 5 giocatori, senza contare il mediano disposto davanti alla difesa che funge da filtro a protezione della terza linea.
Questo modulo è valido per squadre che hanno in rosa elementi di poca qualità, ma è improponibile utilizzarlo per vincere in Europa, la dimostrazione è data dalla Juventus che in Champions non è riuscita a vincere nemmeno contro la modesta squadra del Nordsjaelland.
Il cambio modulo del Milan è un chiaro esempio di una squadra che cerca di mascherare i propri difetti cercando di difendersi con più uomini tenendo il baricentro basso a attaccando con pochi uomini, stessa cosa che è successa mesi prima all'Inter di Stramaccioni che è ricorsa alla difesa a 3/5 per cambiare rotta.
Il nuovo corso del calcio italiano è questo, non per un modello o una tendenza vincente sia chiaro, ma per una necessità tattica che dopo la fuga dei numerosi talenti è diventata necessaria.

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