PREMESSA

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CITAZIONE

Non sono gli Esercizi che fanno migliorare un giocatore, sono i Giocatori che fanno migliorare un Esercizio. RL

venerdì 18 giugno 2010

Conosciamo meglio la Triestina
13.12.2009 14:25 di Rosario Ligato   articolo letto 163 volte
Se ci limitassimo a osservare le statistiche della Triestina, diremmo che: la vittoria degli amaranto, sarebbe cosa fatta. Gli alabardati infatti, sono l'unica squadra insieme alla Salernitana, a non aver mai vinto lontano dalle mura amiche. Cinque pareggi e tre sconfitte, soltanto cinque gol fatti e ben undici subiti. E' evidente che, i biancorossi, si esprimono meglio di fronte al proprio pubblico, dove hanno vinto sei volte, pareggiando una e perdendone due. Al "Nereo Rocco", la Triestina è andata in gol in tredici occasioni, subendone sette.

L'esperienza, in questo mondo calcistico, ci porta a dire che, le statistiche contano fino ad un certo punto, e sono fatte per essere smentite. Anche perchè, la Reggina non sta attraversano un bel periodo, e va ad affrontare una squadra in salute come la Triestina, guidata da un tecnico di categoria superiore alias Mario SOMMA.

Non conosciamo realmente le vere ambizioni degli alabardati, ma sbirciando un pò qua e un pò la, veniamo a sapere che, in questi play off, un pò ci credono. Come dargli torto, la Triestina viaggia con un ritmo da squadra di prime posizioni, specialmente con l'arrivo di Somma, la formazione friulana vola. Dopo 17 partite ha messo in cascina ben 24 punti, e la zona play off dista soltanto 4, con una partita da giocare, vale a dire il posticipo di lunedi sera al "Granillo" di Reggio Calabria, valido per la 18a giornata del campionato di serie B.

Parlando della Triestina, non possiamo non ricordare la storia di questa società: L'Unione Sportiva Triestina vanta una doppia data di nascita:18 dicembre 1918, giorno in cui viene presa la decisione di unire le due squadre della Trieste e del Ponziana, fondendo così due anime calcistiche in un solo corpo chiamandolo Unione. 2 febbraio 1919, data dell'assemblea ufficiale della nuova società che decide di chiamarsi Unione Sportiva Triestina.

Gli alabardati, dal 1929 al 1957, disputarono solo campionati di serie A, ma non riuscirono a vincere niente. Il simbolo della Triestina per antonomasia si chiama Nereo Rocco che allenò la squadra dal1947 al 1950 e per una breve periodo nel 1953. Egli impostò la squadra con un rivoluzionario “mezzo sistema”, modulo in pratica precursore di quello “all’italiana”. La squadra otterrà il secondo posto, alle spalle solo del Grande Torino, miglior piazzamento della sua storia. Il nuovo stadio di Trieste venne inaugurato il 18 ottobre 1992 e battezzato con il nome di Nereo Rocco.

La Triestina, dopo fallimenti e vicissitudini vari, dal 2002 disputa il campionato di serie B. Si sono alternati tanti presidenti, tra cui Tonellotto, presidente che ha fatto rivedere i fantasmi del fallimento. Nella primavera 2006 la società viene salvata dall'arrivo della famiglia Fantinel. L'attuale presidente, alias Stefano Fantinel, insieme al ds Franco De falco, ha allestito un discreto organico, composto da giocatori di esperienza come: il bomber Godeas, il difensore Cottafava, il mediano Gorgone, i terzini Nef e Sabato, le mezze punte Tabbiani, Sedicec ,Testini e giovani di assoluto valore come: il portiere Agazzi, il difensore Scurto, il centrocampista Pani e gli attaccanti Volpe e Stankovic.

Dopo un inizio di campionato non proprio esaltate, il presidente Fantinel esonerava il tecnico Gotti e il 6 ottobre corrente anno affidava l'incarico a Mario Somma, quest'ultimo, allenatore che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente ai tempi dell'interreggionale in quel di Cava De Tirreni e che ritengo sia, insieme a Massimo Ficcadenti, il miglior allenatore di serie B.

Mario SOMMA inizia la sua avventura di allenatore a Cisterna, allenando la squadra locale che disputa il campionato di eccellenza. Tanta "gavetta" e terra battuta, formano Mario Somma in un allenatore capace e competente, dopo anni passati tra i dilettanti vince 2 campionati di fila con la Cavese, portandola in c1. Si ripete ad Arezzo portando la squadra in serie B. L'anno successivo passa all'Empoli dove ottiene la promozione in serie A disputando un grande campionato. Poi Brescia, Piacenza e Mantova in serie B. Dal 6 ottobre siede sulla panchina della Triestina.

Il sistema di gioco che lo ha reso famoso e che ancora oggi adotta è il 4-2-3-1. Il suo modulo prevede 2 terzini molto offensivi, un mediano davanti alla difesa che recuperi un'infinità di palloni accanto ad un centrocampista in cabina di regia. In attacco, Somma predilige giocare con 3 uomini di fantasia a supporto di un ariete centrale.

Con Somma in panchina, la formazione alabardata ha ottenuto 16 punti in 9 partite, invertendo decisamente la rotta. Il processo di apprendimento per quanto riguarda: schemi, posizioni e movimenti è stato molto veloce e i risultati si son visti. Somma, finora ha utilizzato gli stessi elementi per quanto riguarda la difesa, vale a dire: Nef, Scurto, Cottafava e Sabato; inamovibili sono stati anche: il portiere Agazzi, uno dei migliori della passata stagione, e l'ariete Godeas che ha realizzato 6 gol sui 18 realizzati in totale.

Complici squalifiche e infortuni, il tecnico ha cambiato spesso uomini sia in fase di interdizione, dove si sono alternati: Cossu, Pani, Gorgone, Gissi, che sulla trequarti: Stankovic, Tabbiani, Sedivec, Testini. Come potete osservare, nella Triestina ci sono elementi di valore, Godeas è un grande attaccante, degli ottimi giocatori sono i fantasisti Sedivec e l'ex Sturm Graz Stankovic. Il mediano Gorgone è un centrocampista che tampona in tutte le zone del campo, mentre in difesa, i vari Scurto, Cottafava e Nef non concederanno niente sulle palle alte.

La squadra friulana gioca bene sulle fasce, dove la spinta dei 2 esterni d'attacco, supportata da Nef e soprattutto Sabato, è costante. L'ex esterno del Catania, al Granillo non ci sarà, al suo posto sarà schierato il cileno Crovetto, classe '86. I 3 trequartisti che giocano dietro a Godeas non danno nessun punto di riferimento e non sarà facile marcarli. Si prevede una partita maschia con la speranza che la compagine dello stretto abbia la meglio. Buona partita a tutti

Probabile formazione: (4-2-3-1) AGAZZI, NEF, SCURTO, COTTAFAVA, CROVETTO; GORGONE, PANI; SEDICEC, TESTINI, TABBIANI; GODEAS. ALLENATORE MARIO SOMMA. Arbitro Ciampi

lunedì 14 giugno 2010

Una Reggina di ferro
23.01.2010 19:50 di Rosario Ligato   articolo letto 212 volte
Ottima la prova dell'uruguagio Valdez
Ottima la prova dell'uruguagio Valdez
Gentili signore e signori buonasera. Dopo 40 giorni di astinenza di vittorie, la formazione amaranto torna a conquistare i 3 punti in quel di Padova, su un campo dove la Reggina non aveva mai vinto. Una vittoria arrivata non con poche sofferenze. Non è stata una bella partita, è stato un incontro caratterizzato dalle troppe interruzioni di gioco per falli e infortuni vari. Del resto si sa, lo spettacolo non appartiene di certo al campionato di serie B italiano, da questo punto di vista, siamo lontani anni luce dai campionati inglesi.

Dopo la turbolenta settimana trascorsa in casa amaranto, si chiedeva alla squadra una prova di orgoglio, di carattere, una prestazione da veri uomini insomma. Analizzando la prova fornita dai ragazzi, possiamo affermare che le risposte sono state incoraggianti. La Reggina oggi ha lottato, si è battuta col giusto piglio, con la caparbietà necessaria per affrontare un campionato duro come quello cadetto, un torneo difficile, complicato, e nella testa e nelle gambe.

Eh si, perchè, la psicologia in questo torneo conta più delle gambe. Tutto il popolo amaranto, dal presidente all'ultimo tifoso, si è chiesto come mai, giocatori di buon livello e che hanno disputato molti anni di serie A, possano collezionare brutte figure in un torneo ( sulla carta ) tecnicamente inferiore. Beh, è una risposta da un milione di dollari, bisognerebbe portare in riva allo stretto il più bravo psicologo del mondo, ma conoscendo il presidente Foti, dubitiamo che questa soluzione possa essere presa in considerazione.

Sicuramente, dopo la sconfitta di 7 giorni fa contro il Cesena, la società amaranto si è messa in moto per correre ai ripari, riportando a Reggio Calabria uno dei giocatori più amati dai tifosi, alias Luca Vigiani, che ha fatto il suo rientro in Calabria dopo un addio che ha lasciato l'amaro in bocca in tutto l'ambiente, consono delle capacità tecniche del calciatore.

Oggi, sulla panchina amaranto era seduto ancora Ivo Iaconi, in pochi lo davano per confermato dopo la debacle casalinga contro il Cesena. Una sconfitta oggi, voleva dire esonero certo, ma un gol di Pagano dopo 28 minuti di gioco ha cambiato le carte in tavola. Iaconi resta in sella alla squadra a tempo indeterminato, del resto, fino al termine del campionato ogni partita sarà una finale e nessuno può prevedere come andranno le cose.

La società amaranto cercherà in qualche modo di puntellare la rosa, soprattutto in difesa necessitano dei correttivi, anche se, l'ottima prestazione di oggi di Valdez ci richiama all'attenzione e ci pone una domanda: ma davvero Valdez e Santos sono/erano così scarsi e si sono dimenticati come si gioca a pallone o è solo una questione di stimoli, motivazioni, attenzioni difensive, applicazione e spirito di sacrificio?

Non c'è dubbio che i 34 gol subiti in questo campionato sono troppi, tanti, esagerati, specie per una difesa fatta da elementi che l'anno prima giocavano nella massima serie. Il compito di oggi per la retroguardia amaranto non era per niente facile, il Padova poteva contare su elementi offensivi del calibro di Di Nardo, Soncin, Rabito, Gasparetto, Vantaggiato, Cani. Eppure la nostra difesa ha retto bene l'urto dell'attacco biancoscudato, è stata una Reggina di ferro.

Un dato importante, la porta difesa da Fiorillo rimane inviolata dopo tanto tempo, l'ultima volta che la Reggina non subiva gol è stato il 29 novembre nel 4 - 0 rifilato al Brescia di Iachini. Un fattore decisamente rilevante che deve dare morale alla tanto bistrattata difesa amaranto.

Tatticamente quella di oggi è stata una partita ben preparata da Ivo Iaconi, la formazione amaranto veniva rafforzata dal neo acquisto Vigiani schierato largo a destra, mentre Carmona, Morosini e Tedesco alzavano un muro davanti alla difesa composta da Lanzaro, Cascione e Valdez con Costa che ripiegava sulla sinistra in caso di necessità. In avanti, mister Iaconi puntava sul collaudato tandem formato da Bonazzoli e Pagano.

E proprio la nona rete di quest'ultimo portava la Reggina al trionfo. Una formazione che, dopo il gol segnato, non ha concesso niente agli avanti padovani e gli assalti avversari alla porta difesa da Fiorillo venivano neutralizzati nel modo migliore ora da Valdez, ora da Cascione, ora da Lanzaro. Pur soffrendo, la Reggina ha sfiorato più volte il raddoppio, segno che la mentalità evidenziata all' Euganeo è quella giusta.

Con questa vittoria di oggi, non nascondiamo i limiti e i problemi che la squadra ha, ma li affrontiamo con 3 punti in più in classifica che, ai giorni d'oggi, ci fanno comodo eccome. Quella che verrà, sarà una settimana importante per quanto riguarda il calciomercato. Tutti noi ci aspettiamo qualcosa, chi vorrebbe uno/due difensori, chi un centrocampista, chi un attaccante, noi crediamo che, a questa squadra, necessitano 2 attaccanti di movimento, veloci e abili a muoversi su tutto il fronte d'attacco, anche perchè, Cacia e Brienza sono sul piede di partenza.

Finalmente, dopo tanto tempo, passiamo un sabato sera sereno, almeno per quanto riguarda l'aspetto calcistico, augurandoci che, alla prima vittoria dell'anno, seguano tante altre all'insegna di un unico colore: l'Amaranto.

REGGINA

Siamo tutti "allenatori": analisi del 4-4-2
21.10.2009 12:59 di Rosario Ligato   articolo letto 272 volte
Buongiorno a tutti gentili lettori.  Questa mattina vorrei parlare di un argomento che oggi giorno è nella bocca di tutti, vale a dire il sistema di gioco adottato dalle squadre di calcio.
Anni fa si sentiva parlare di : “terzino”, “stopper”, “libero”, “ala”, “regista”, e così via.
Oggi invece, in qualsiasi ambiente dove si discute di calcio: stadio, web, bar, lavoro, ognuno di noi esterna i suoi pensieri calcistici partendo dallo schema tattico migliore per la propria squadra del cuore, 4 4 2, 4 3 3, 4 3 2 1, 3 4 3, considerando meno importanti altri fattori che compongono tutto l'insieme del gioco del calcio.

E' riduttivo pensare che il rendimento di una squadra è legato allo schema tattico adottato, bensì ad una serie di componenti quali: le qualità tecniche dei calciatori a disposizione, le qualità fisiche, la predisposizione al sacrificio di ognuno di essi, la volontà di raggiungere un risultato importante, stimoli e motivazione, capacità del tecnico di guidare una squadra gestendola al meglio, creando prima di tutto un gruppo unito che remi per la stessa direzione, dove il rispetto per gli altri è il primo valore per l'ottenimento di risultati importanti, una società che faccia sentire la sua presenza intorno alla squadra e un ambiente esterno che dia quella tranquillità necessaria per potersi esprimere al meglio.

Ecco, per raggiungere obiettivi importanti, una squadra necessita di una moltitudine di fattori.
In sede di calciomercato, o nel corso del campionato, specie quando le cose non vanno per il meglio, ognuno di noi si veste da “allenatore”, ed ecco che spuntano i numeri, 3 4 3, 4 4 2 ecc.
Innanzitutto bisogna partire da una considerazione basilare: un allenatore deve adottare un modulo di gioco compatibile con le caratteristiche dei propri calciatori e non viceversa.

Non ho mai amato gli allenatori che applicano un modulo rigido, allenatori che non hanno la capacità di modificare l'assetto a seconda delle situazione, delle caratteristiche dei calciatori.
Per prima cosa mi piace ammirare le squadre che hanno un' organizzazione di gioco importante, in tutte le categoria tanto per intenderci, faccio l'esempio del Barcellona, del Padova, del Portosummaga in prima divisione. Squadre che esprimono la loro forza puntando tutto sul gioco, facendo passare in secondo piano il modulo adottato.

Mi sembra opportuno analizzare meglio lo schema tattico maggiormente usato dalle squadre di calcio, cioè il 4 4 2 , dicendo, però, che un modulo stesso viene interpretato in tantissimi modi, varianti applicate a seconda delle conoscenza e idee dell'allenatore. Faccio un esempio: il 4 4 2 adottato da Del Neri è molto diverso dal 4 4 2 adottato da Ranieri.

Il 4 4 2 in linea generale è uno schema che prevede 4 difensori schierati a zona, 4 centrocampisti schierati a zona e 2 attaccanti. E' un modulo che permette di coprire in modo omogeneo tutte le zone del campo, si basa su 2 tattiche fondamentali, pressing alto e fuorigioco.
In fase offensiva i 2 esterni di centrocampo attaccano la profondità creando così un 4 2 4.
E' uno schema che per poterlo attuare, ha bisogno di calciatori molto dotati tecnicamente e soprattutto
molto veloci, infatti gli esterni di difesa devono spingere in continuazione arrivando al cross, mentre i 2 difensori centrali devono saper: far ripartire l'azione dalla difesa, avere la velocità necessaria per anticipare l'avversario e eventualmente chiudere un'azione avversaria.
I 2 centrocampisti centrali devono svolgere un gran lavoro, aiutando sia la difesa in fase difensiva che l'attacco in fase offensiva.
Il “maestro” per antonomasia di questo modulo è stato Arrigo Sacchi.

Uno dei seguaci di questo modulo è Walter Novellino, attuale tecnico della Reggina, un allenatore che in passato ha raggiunto risultati importanti, ma che adesso è in vera crisi tecnico-tattica.
Da 2 anni ormai Novellino non riesce a concludere un campionato, nel 2008 infatti è stato esonerato dal Torino a 5 giornate dal termine del campionato, viene richiamato da Cairo nel dicembre 2008 ma dopo 15 giornate viene nuovamente esonerato.

Viene ingaggiato dalla retrocessa Reggina di Foti per seguire un progetto che mira nell'immediato ritorno in serie A, ma dopo 10 giornate di campionato la Reggina naviga nei bassi fondi della classifica di serie B. Novellino è vicino all'esonero, venerdì potrà essere decisiva la partita contro il “blasonato” Torino.

Il tecnico di Montemarano paga la poca elasticità tattica, nonché un'organizzazione di gioco inesistente. Non è riuscito a creare un gruppo solido, non è riuscito a cambiare una mentalità improntata sulla salvezza da troppi anni radicata nell'ambiente amaranto.
Novellino non è riuscito a capire che il suo 4 4 2 non è adatto con la rosa a disposizione, la difesa è lenta e i vari Valdez, Santos, Capelli, Lanzaro, sono discreti marcatori, ma non adattabili al gioco a zona, la rosa della Reggina non dispone di un terzino destro con le caratteristiche necessarie per fare questo modulo, stesso discordo vale per l'esterno sinistro di centrocampo. I vari acquisti hanno deluso, Pagano non è paragonabile a Sestu, Bonazzoli seppur utilizzato male non ha dato quel quid in più.

Ritengo che la rosa della Reggina abbia le qualità necessarie per invertire la rotta e arrivare tra le prime 2, non credo, però, che Novellino sia l'uomo giusto per sfruttare al meglio le caratteristiche di questi giocatori, allenatore rigido, allenatore che non riesce a capire che Bonazzoli e Cacia non possono coesistere perchè, anche se con caratteristiche diverse, occupano lo stesso spazio.
Allenatore che non riesce a vedere che la Reggina prende troppi gol e tutti nella stessa maniera, pagando la disposizione a zona errata della sua difesa.

Avrei voluto vedere con piacere Serse Cosmi sulla panchina Reggina, ieri sera, pero', ha firmato per il Livorno.
Da tifoso amaranto, mi auguro di vedere al più presto in panchina un tecnico capace, un allenatore che applichi un pratico 3 5 2 (il Reja della situazione), modulo che sposa in maniera totale le caratteristiche dei giocatori amaranto.
Reggina rialzati e.......vinci!
09.01.2010 19:27 di Rosario Ligato   articolo letto 411 volte
© foto di Federico De Luca
Disfatta in quel di Bergamo, Albinoleffe batte Reggina 2 a 0, decide una doppietta di Ruopolo. E' triste commentare l'ennesima sconfitta della nostra Reggina, ma la realtà ce lo impone, e noi siamo qui, a interrogarci sul perchè, questa squadra colleziona sconfitte e brutte figure a ripetizione.

All'Atleti Azzurri D'Italia, Iaconi presentava una Reggina rivoluzionata negli uomini, in difesa si rivedevano Valdez e Santos che, insiema a Costa, formavano il trio difensivo. A centrocampo venivano preferiti, da destra verso sinistra: Adejo, Morosini, Cascione e Rizzato; in avanti invece, il tecnico amaranto puntava sulla coppia Bonazzoli, Cacia, con Pagano a supporto.

Per la verità, la partita non era iniziata male, Cacia dopo soli 2 minuti si procurava un calcio di rigore, dal dischetto, però, il ragazzo di Catanzaro si faceva ipnotizzare dall'ex Pellizzoli, che si distendeva sulla sua sinistra e respingeva il pallone. L'incontro proseguiva con un netto predominio della squadra amaranto, un possesso di palla che non portava a conclusioni pericolose nella porta difesa da Pellizzoli.

Nel calcio si sà, vince chi realizza più gol, e il rigore sbagliato da Cacia pesa come un macigno, la domanda è: perchè non ha calciato Bonazzoli, il rigorista della squadra? Avessimo un attacco da 3 gol a partita non ci saremmo preoccupati più di tanto, in una squadra come la nostra, che crea poche occasioni da gol e di conseguenza segna col contagocce, errori come quello di oggi, si pagano a caro prezzo.

Puntualmente, arrivava il gol dell'Albinoleffe, la rete dell'1 a 0 era firmata da Ruopolo che insaccava dopo una corta respinta di Marino. Da quel momento in poi la Reggina accusava il colpo e non si rendeva quasi mai pericolosa. Iaconi cercava di dare una scossa alla sua squadra, mandando in campo Missiroli per Santos ma senza i risultati sperati.

Nella ripresa, la Reggina si presentava con un 4 2 4 molto spregiudicato, Missiroli e Pagano larghi a supporto di Bonazzoli e Cacia, la cerniera del centrocampo era formata da Morosini e Cascione, in difesa giostravano: Adejo, Valdez, Costa e Rizzato. Doveva essere un secondo tempo all'insegna del pressing, della voglia di riscatto, dell'orgoglio personale. Noi, alla tv, sugli spalti, alla radio, ci speravamo.

Un proverbio famoso recita: "Chi di speranza vive, disperato muore". Le nostre speranze si fermavano al minuto 9 del secondo tempo, quando il solito Ruopolo siglava la rete del raddoppio. Un colpo del ko, difatti, la partita terminava in quell'istante, ennesimo film già visto, ennesima figuraccia, stessi errori, stesse trame di gioco. Limiti caratteriali, accompagnati da una tecnica di base carente.

Dove può arrivare questa Reggina? La classifica è lo specchio della situazione, man mano stiamo scivolando nei bassifondi, se il campionato finisse oggi, giocheremmo lo spareggio per non retrocedere in prima divisione. Si cari lettori, avete letto bene, prima divisione, una categoria che pochi anni fa ci sembrava lontanissima, ma che adesso ci fà veramente paura.

Il calciomercato è appena iniziato, qualche operazione importante sta per essere conclusa. E' palese che bisogna fare qualcosa, non possiamo mettere la testa sotto la sabbia e perseverare in questa situazione. Dopo 6 mesi di stagione 2009/10 si denota che, il fattore principale che sta determinando questo fallimento, è la mancanza di mentalità, di carattere. Mancanza di stimoli e motivazioni hanno fatto la differenza, e chi doveva motivare la squadra ha fallito notevolmente.

Tutti i tifosi della Reggina sanno bene che è oggettivamente difficile cambiare tutta la squadra, e l'errore più grande che tutto il popolo amaranto può commettere, è pensare che, quei 3/4 uomini che arriveranno, possano cambiare la situazione. Piu' facile lavorare per cambiare mentalità. Quest'ultima, fondamentale in questa categoria.

Analizzando bene le squadre che occupano le prime posizioni di classifica, risalta un dato molto particolare, e cioè i gol realizzati: 33 il Lecce, 31 l'Ancona, 30 il Sassuolo. Un particolare che evidenzia l'importanza dell'attacco in questa categoria, di un sistema di gioco capace di creare tante occasioni da gol che per adottarlo necessita di giocatori forti, mi vengono in mente i vari Mastronunzio, Pinilla, Eder, Corvia. In questo, la squadra dello stretto è carente.

La Reggina di quest'anno è impreparata per affrontare questo campionato, un torneo difficile, diverso dalla serie A. "Un anno non è malanno" si dice dalle nostre parti, e noi tifosi saremmo contenti se questo campionato, diventasse per la nostra squadra, un anno di esperienza, un anno che potrebbe servire per conoscere altre realtà, altri sistemi di gioco. Tutti noi tifosi, la squadra, il presidente, i magazzinieri, siamo ancorati all'ambiente della serie A, e tutto questo modo di pensare non giova a nessuno. Qualcuno, un giorno disse : "Non è forte chi non cade mai, ma chi cadendo trova il coraggio di rialzarsi". La Reggina è caduta, si rialzerà, è forte.
Reggina di cuori
06.12.2009 10:21 di Rosario Ligato   articolo letto 263 volte
Eh si, perchè, di cuori ce ne sono voluti tanti per riuscire a sbancare Ascoli in inferiorità numerica, una grande prova di carattere di questi ragazzi che, in questo sito, abbiamo sempre difeso, consapevoli delle loro potenzialità che, con l'impegno di tutti e pian piano, stanno venendo fuori, in un campionato che, ribadisco, è molto difficile.

Grande cuore dunque. Voglio scegliere l'uomo simbolo di questa vittoria in terra marchigiana, un pò come fa sky che sceglie l'uomo partita al termine della stessa. Sto parlando di Emiliano BONAZZOLI: il nostro bomber non ha avuto di certo un avvio esaltante. Arrivato in estate con l'unico intento di riportare la Reggina in serie A, ha attraversato non poche difficoltà, e fisiche, e tattiche, e realizzative. Ad Ascoli, invece, ha retto tutto il peso dell'attacco amaranto, e dopo l'espulsione di Costa si è sacrificato anche in copertura. Ha corso per tutto il campo, ha lottato come un leone, ha conquistato falli importanti, ha difeso palla e fatto rifiatare la squadra dalla morsa dei bianconeri. Il gol del vantaggio amaranto da lui realizzato è stato un premio per quanto di buono ha fatto in terra marchigiana. Un attaccante ritrovato.

Al "Del Duca", Iaconi presentava la stessa formazione che ha battuto il Brescia 7 giorni prima al "Granillo" con le uniche eccezioni di Adejo e Valdez per Lanzaro e Cascione perchè squalificati. Fin dal primo istante, gli amaranto tenevano il pallino del gioco andando vicini al gol con Rizzato e Bonazzoli. Al 14° minuto l'antisportività del signor SOMMESE ha prevalso: Valdez avvertendo un risentimento muscolare, cercava di mettere il pallone fuori dal campo per essere sostituito, la palla, però, veniva intercettata da Sommese che, invece di fermarsi, si involava verso la porta e, con la difesa amaranto immobile, metteva la palla al centro con Antenucci che insaccava senza problemi. Parapiglia generale, Reggina infuriata, l'arbitro Pinzani espelleva Costa, reo di aver dato un colpettino al signor Sommese che cascava per le terre come se avesse ricevuto un pugno da Mike Tyson.

Non sono qui per dare esempi di moralità al signor Sommese, ma non posso non soffermarmi un attimo sull'episodio accaduto al "Del Duca", un fatto di cronaca che avrà sicuramente delle conseguenze in ambito di lealtà sportiva. Vincenzo SOMMESE è il giocatore simbolo dell'Ascoli calcio, nonchè capitano della formazione marchigiana. Ha disputato più di 300 partite tra i professionisti, girando in tante squadre come: Torino, Vicenza, Piacenza, Ancona, Modena, Mantova. Giocatore esperto, da lui sicuramente non ci aspettavamo questo comportamento, un calciatore che dovrebbe dare l'esempio ai ragazzini che si affacciano, con tanto amore, a questo sport.

Per fortuna, nel calcio, si incontrano tante persone che hanno valori radicati nella loro anima. Cito con molto piacere, la sportività del tecnico ascolano alias Bepi PILLON, che ha avuto il coraggio di impartire l'ordine ai suoi di far pareggiare la Reggina per annullare il vantaggio derivato da un gesto non bello da parte di un suo giocatore. Va dato il giusto merito a tutti i giocatori dell'Ascoli che non si sono opposti all'ordine nonostante il momento di crisi di risultati e di gioco che li attraversa.

Non possiamo certamente valutare dal punto di vista tattico la prova degli amaranto, gli schemi sono saltati al 15° minuto con l'esplusione di Costa. La squadra da quel momento ha pensato a difendersi e ripartire in contropiede. Gli amaranto, tranne qualche rischio e qualche conclusione di Antenucci dove Cassano rispondeva alla grandissima, non hanno corso particolari pericoli. C'è da dire che l'Ascoli è apparso poca cosa, squadra senza idee, con un ottimo attacco ma che in difesa lascia a desiderare.

La Reggina ha saputo soffrire nei momenti più duri, l'inferiorità numerica è stata ben gestita anche per merito del mister Iaconi che, dalla panchina, dava le giuste direttive, e per dare maggiore consistenza al reparto difensivo inseriva Capelli e Santos. Nella ripresa i gol di Bonazzoli e Barillà portavano alla vittoria la compagine dello stretto, seconda vittoria consecutiva, la terza in 5 partite per Iaconi che ha dato un impronta offensiva non indifferente, con lui in panchina 13 gol in 5 partite.

Già, Iaconi: non possiamo non menzionare il lavoro svolto da quest'uomo arrivato in riva allo stretto con poche credenziali. Su questo sito abbiamo sempre elogiato il suo carisma e il suo lavoro sul campo. E' riuscito a ricompattare una squadra alla sbando, una squadra gestita malissimo da Novellino che stava pian piano scivolando verso la prima divisione creando non pochi malumori in tutto l'ambiente amaranto. Iaconi ha dapprima apportato dei correttivi tattici, adattando il modulo ai calciatori a disposizione, dopodichè ha cercato di cambiare mentalità ad una squadra che aveva troppa paura, un blocco psicologico dovuto a tanti fattori ampiamente descritti negli articoli precedenti, che non permetteva alla squadra di esprimersi al meglio nonostante una qualità eccelsa. La Reggina di adesso è una squadra che lotta, che è viva e capace di vincere su ogni campo.

Martedì al "Granillo" si recupera la partita contro il Sassuolo, quest'ultima, non mi sembra una formazione capace di arrestare la corsa della nostra amata squadra verso i quartieri alti della classifica, partendo, però, da un presupposto: tutte le squadre devono essere rispettate, anche se adesso, questa Reggina, fà veramente paura.
Reggina: un piccolo passo avanti
22.11.2009 16:23 di Rosario Ligato   articolo letto 389 volte
I calorosi tifosi amaranto
I calorosi tifosi amaranto
Guardando la classifica dopo 14 partite è normale avvertire tanta delusione da parte di una tifoseria abituata a ben altri lidi (con tutto rispetto per Crotone, Gallipoli, Cittadella), una tifoseria che per un decennio la vedeva protagonista nei maggiori palcoscenici calcistici all'insegna del tifo, dei colori, del divertimento, dell'orgoglio di portare in alto la squadra che rappresenta la città di Reggio Calabria, una città tanto bistrattata e sempre nelle prime pagine dei giornali per eventi extracalcistici che in questo sito non osiamo nemmeno nominare.

Sono nella mente di tutti le imprese della squadra amaranto, dal pareggio in quel di Torino sponda Juventus, ai pareggi a San Siro contro le 2 squadre milanesi, e che dire della vittoria all'Olimpico di Roma o le vittorie contro Inter, Juventus e Milan in un "Granillo" stracolmo di gente dal sangue amaranto. Emozioni che ognuno di noi conserva in un angolino della nostra mente, nonostante i tempi duri di oggi, tempi di crisi, di disoccupazione, di pandemie, tempi che non permettono di pensare troppo alle passioni che anni addietro facevano parte delle cose primarie della nostra vita quotidiana.

Nello sport vige una regola importante, insindacabile: tutto ciò che di buono è stato fatto in passato va ricordato e messo in un cassetto,quel che più conta per raggiungere dei risultati è pensare al presente. I ricordi sono belli, il passato è scritto in modo incancellabile nella storia di una società e la Reggina dal 1914 ad oggi ha avuto tantissime esperienze che i più "grandi" ricordano bene, momenti fatti di gioie e dolori, giornate di festa dovute ad importanti successi, momenti meno felici come il fallimento della Reggina, momenti difficili che, grazie all'affetto, la passione, la generosità dei tifosi amaranto, sono stati superati nonostante tutto. Storia che nessuno cancellerà mai dal cuore e dalla mente di tutti i reggini.
La realtà oggi dice che la Reggina disputa un campionato importante come quello della serie B italiana, un campionato durissimo, dove la corsa e la voglia di mettersi in mostra sono qualità imprescendibili per emergere e fare la differenza. La realtà dice che la squadra amaranto è penultima con altre 2 squadre a 13 punti in classifica dopo 14 giornate di campionato, la realtà dice che con le chiacchiere e i proclami non si va da nessuna parte.

Nessuno nega che la squadra amaranto sia partita per arrivare tra le prime 2 di questo torneo, nessuno nega che la rosa attuale abbia delle buone qualità, quest'ultime possono fare la differenza solo se ci sono altri fattori importanti come la voglia di emergere, spirito di sacrificio, mentalità vincente. Tutti fattori che molte squadre di serie B hanno, poco importa se (sulla carta) la qualità di giocatori semisconosciuti come Di Nardo, Mastronunzio, De Falco, Mazzarani, Valdifiori, Troiano, Antenucci, Miramontes, Schelotto, sia inferiore di giocatori come Bonazzoli, Cacia, Buscè, Valdez, Santos, Carmona, Brienza, Cassano.

Oggi la Reggina è una squadra che ha bisogno dell'affetto di tutto l'ambiente che gli sta attorno, nel calcio niente è dovuto, la serie A va dimenticata al più presto, perchè i troppi proclami di vittoria già annunciata hanno fatto male alla squadra. Oggi la Reggina viene da un pareggio sul difficile campo di Crotone, un fallimento se si pensa (in modo errato) che un anno fa andavamo a San Siro e oggi pareggiamo a Crotone, un buon pareggio se si pensa che la Reggina da 2 mesi usciva sconfitta lontano dal "Granillo".

Un piccolo passo avanti che non esalta più di tanto l'ambiente, ma che non lo demoralizza ulteriormente dopo un avvio difficile. Oggi si denota un certo distacco tra squadra e la tifoseria, quest'ultima 12° uomo in campo negli anni passati, 2 istituzioni che per rendere al massimo devono fondersi e remare per la stessa parte. Oggi la tifoseria amaranto dimostra di non avere la mentalità giusta che una squadra dal livello della Reggina deve avere. Una mentalità disfattista che non giova a nessuno, la tifoseria deve essere sempre dalla parte della squadra in ogni categoria, oggi invece la tifoseria stessa alle prime problematiche si dissolve e comincia a lanciare critiche contro tutto e tutti.

Concludo dicendo ai simpatici lettori amaranto che un giorno mi piacerebbe che si interpretasse il gioco del calcio come uno sport che per prima cosa voglia dire divertimento, una passione che ci accompagna nella nostra vita, un momento di aggregazione, uno sport sano che permetta ai nostri figli di crescere con quei valori che questo sport sa dare, ma sopratutto saper incassare la sconfitta, qualità che oggi in pochi hanno. Ricordo ancora le migliaia di tifosi del Genoa a seguito del "Grifone" in serie C1 dopo la squalifica inflitta l'anno precedente. Forse, noi tifosi amaranto, dovremmo imparare da loro.
Reggina: così non va
07.11.2009 20:18 di Rosario Ligato   articolo letto 309 volte
Franco Brienza con la maglia amaranto, i tifosi si aspettano di più da lui
Franco Brienza con la maglia amaranto, i tifosi si aspettano di più da lui
Anticipo amaro per la Reggina ad Empoli, un 2 a 0 secco che non lascia spazio a recriminazioni. Cerchiamo, però, di fare delle valutazioni costruttive partendo dalla squadra mandata in campo dal tecnico Iaconi: stesso modulo delle precedenti uscite, un 3 4 3 offensivo che ha visto gli stessi undici che hanno battuto la Salernitana ad eccezione di Cacia sostituito da Bonazzoli.



Un modulo sposato da tutta la tifoseria che vedeva nella difesa a 3 la rinascita di questa squadra, in effetti, nelle 2 precedenti uscite, la squadra ha avuto un diverso approccio alla partita e la vittoria contro la Salernitana aveva schiacciato gli incubi visti nelle precedenti 10 partite targate Novellino.



Analizzando bene la gara del "Castellani" si possono fare delle considerazioni che trovano sostegno nelle parole di molti tifosi amaranto: questa squadra non ha carattere, non sa reagire quando è in svantaggio, non ha la voglia di fare un risultato positivo nonostante la piazza lo esige. Questa squadra è mentalmente fragile e arrendevole alle prime difficoltà, forse paga la paura di dover vincere per forza, essendo squadra di qualità costruita per stravincere il campionato di serie B.



Già, la paura, emozione che molti ignorano, molti non considerano, ma che è la vera avversaria dell'essere umano, non solo nel calcio anche nella vita, la paura ti fa sbagliare, la paura non ti fa vivere, la paura ti stritola piano piano fino a portarti alla resa, alla rassegnazione, qualcuno diceva: "se vivi con la paura muori ogni giorno, se vivi senza paura non muori mai".



Se il carattere della squadra può essere cambiato col tempo e con l'impronta dell'allenatore, ci sono altri elementi da tenere in considerazione: gli innumerevoli errori dei singoli in ogni partita, sia in fase offensiva che in fase difensiva. In ogni partita siamo ormai abituati all'errore del singolo giocatore, errore che in parecchie circostanze ci è costato l'intera posta in palio. Nel "calderone" degli errori sono finiti in ordine di tempo i seguenti calciatori amaranto: Cassano, Valdez, Lanzaro, Volpi, Capelli, Bonazzoli, Cacia, Santos, Costa, giocatori importanti ed esperti e non "verginelli" del mestiere in gergo calcistico.



Per valutare il perchè di questi errori bisogna fare una disamina approfondita: è impensabile che calciatori con anni di serie A alle spalle commettano errori da dilettanti e un anno di tempo non può far diventare un discreto calciatore in un brocco, anche in questo caso, secondo me, la paura di sbagliare, la paura di dover dimostrare la loro superiorità in campo fa commettere certi errori che, calciatori di squadre che non hanno il peso della vittoria a tutti i costi, non commettono.



Adesso bisogna guardare la classifica, una graduatoria che ci vede terzultimi a 12 punti. E' vero, nessuno può negare che la situazione amaranto è difficile, ma dobbiamo tener presente che ancora non si è disputato un terzo di campionato e c'e' il tempo per rimediare, anche perchè è più facile rimediare con una squadra di qualità come la nostra, che rimediare con una squadra con poche qualità.



La strada verso il futuro è piena di insidie, ma nessuno deve accantonare il sogno di vedere la Reggina disputare un campionato di serie A il prossimo anno. Solo con una mentalità vincente si può uscire da questa situazione, io ci credo. Sicuramente la strada per recuperare il margine non è quella di pensare che dalla zona play off ci separano 9 punti, ma lavorare sul campo affinchè la nostra squadra possa colmare quel gap a livello di qualità di prestazioni che ci separa dalle squadre che occupano le zone alte della classifica.
L'attaccante sfiorato
16.10.2009 00:20 di Rosario Ligato   articolo letto 135 volte

Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, tutti lo ammirano, chi non vorrebbe avere in squadra un attaccante cosi' forte, un giocatore in grado di fare la differenza in qualsiasi partita, un uomo gol dal rendimento altissimo.
Stiamo parlando della “vipera” soprannominato così per sue immense qualità e i suoi movimenti da predatore d'aria, signore e signori ecco a voi Salvatore Mastronunzio.

Nato ad Empoli il 5 Settembre del 1979, Mastronunzio è cresciuto nel settore giovanile dell'Empoli, ha rischiato di rimanere una giovane promessa persasi lungo le strade del calcio, ha avuto una crescita calcistica non facile dovuta a incomprensioni e qualche compagnia sbagliata.

Ma vediamo nel dettaglio i passaggi più importanti della sua carriera:
è un attaccante nato per il gol, ad Empoli se ne accorgono subito e gli danno fiducia, Mastronunzio esordisce in serie A l'8 Marzo del 1998 contro il Bari a soli 19 anni. Salvatore, pero', ha bisogno di fare esperienza, ha bisogno di giocare con continuità e viene mandato in serie C a "farsi le ossa".

Baracca lugo prima e Rondinella poi, Mastronunzio inizia a maturare anche sotto il profilo caratteriale, il ritorno ad Empoli in serie B nella stagione 2001/2002 senza mai giocare, l'anno successivo l'esperienza a Fermo in serie C1 dove realizza ben 12 gol in 33 partite.
Nella stagione 2003/2004 viene ingaggiato dall'Ascoli, formazione che disputa il campionato di serie B, esperienza che si rivela non felice, chiude la stagione con soli 2 gol in 24 partite disputate.

La “vipera” viene risucchiata nuovamente nell'inferno della serie C, si accasa al Frosinone, dove nel biennio 2005/2007 mette a segno ben 24 gol e contribuisce notevolmente alla promozione in serie B della compagine Frusinate.

L'anno seguente in serie B le cose non vanno per il meglio e nel gennaio 2007 le strade di Mastronunzio e Frosinone si dividono. Si accasa al Foggia dove realizza 4 gol sfiorando la promozione nella lotteria dei play off perdendo la serie B al minuto 89 nella finalissima contro l'Avellino, un eurogol di Rivaldo che ha fatto sprofondare nella delusione tutta la città di Foggia.

Ormai Salvatore e' conosciuto in tutto il palcoscenico della serie C, viene considerato un attaccante di prima fascia, nella stagione 2007/2008 viene acquistato dall'Ancona che punta a vincere il campionato. La “vipera” non stecca, mette a segno 18 gol e porta l'Ancona in serie B.
L'anno successivo sarà per Mastronunzio la stagione della consacrazione in cadetteria realizzando 19 gol e salvando l'Ancona dalla retrocessione in serie C, importantissimo il gol segnato al minuto 86 a Rimini nel ritorno dei play out, rete che e' valsa la salvezza nel torneo cadetto.

Nel mercato estivo viene accostato a tanti club di serie A e B, sembrava prossimo al trasferimento alla Reggina del presidente Foti, si aspettava la fumata bianca da un momento all'altro ma all'ultimo istante il trasferimento saltò.
Nel campionato in corso Mastronunzio è già a quota 5 nella classifica dei marcatori, confermandosi bomber di razza.

E' un attaccante atipico, giocatore molto forte e completo, sia nell’attacco alla profondità che nel gioco di sponda, finalizzatore di grande spessore con ottimo senso del gol, abilissimo a giocare nel filo del fuorigioco, agile e veloce, un incrocio tra Del Piero e Inzaghi, vero padrone dell'area di rigore avversaria, cecchino inesorabile, abilissimo nel tiro in porta.

Un vero peccato non averlo nella rosa della Reggina, avrebbe fatto sicuramente comodo a Novellino e company, la dirigenza Amaranto ha deciso di puntare su Bonazzoli, i tifosi Reggini hanno accarezzato a lungo il sogno di vederlo giocare con la maglia della propria città, un rimpianto che si avverte nelle parole del caldo e passionale pubblico calabrese.
La scheda di Gaetano De Rosa
12.10.2009 12:55 di Rosario Ligato   articolo letto 259 volte
Gaetano De Rosa con la casacca del Genoa
Gaetano De Rosa con la casacca del Genoa
Nato centrocampista, scopre ben presto di dare il meglio di se nel ruolo di regista difensivo. Libero doc, sia in difese schierate ad uomo che a zona, non solo dirige sapientemente la difesa ma spesso ispira, con i suoi lanci, il gioco dell' intera squadra. Sa essere letale quando si sgancia in avanti per andare a concludere, fortissimo nel gioco aereo.

La sua carriera professionistica inizia nel Napoli nella stagione 92/93 dove esordisce in serie A il 16 Maggio 1993 contro il Pescara, entra pure nel giro della Nazionale Under-21 dove disputerà due partite.
Tra il 1993 e il 1994 e il 1996-1997 veste le casacche di Palermo (28 presenze con 2 gol), Savoia (53 presenze con 1 gol) per due anni non consecutivi, con una parentesi di una stagione con 1 presenza nella Pistoiese. Poi, dal 1997 al 2004, diventa una colonna del Bari con 210 presenze in maglia bianco-rossa, coronate con 12 gol. Nel 2004-2005 si trasferisce alla Reggina di mister Mazzarri dove colleziona 67 presenze e 6 gol.  30 agosto 2006 passa al Genoa dove tra B e A disputa 50 partite segnando 8 gol, molti dei quali decisivi.
Gaetano De Rosa e' stato senza dubbio un grande giocatore, un difensore dotato di una tecnica sopraffina, di un'intelligenza calcistica straordinaria, abile nel gioco aereo e ottimo goleador, si e' consacrato nel Bari di Fascetti diventando un colosso difensivo e segnando 12 gol . Un giocatore che si e' distinto anche fuori dal campo avendo delle qualita' umane elevate, un leader in campo e fuori, un allenatore in campo che sfruttava la sua intelligenza tattica mettendola a disposizione della squadra. Il 10 settembre 2008 ha deciso di lasciare la sua carriera calcistica all'età di 35 anni
Ecco una sintesi della sua brillantissima carriera:
1992-1993  Napoli  3 presenze 0 reti
1993-1994: Palermo 28 presenze  2 reti
1994- 1995: Napoli  0 presenze  0 reti
1995: Pistoiese  1 presenza
1995-1997: Savoia  53 presenze  1 rete
1997-2004: Bari  212 presenze 12 reti
2004-2006: Reggina  67 presenze 6 reti
2006-2008: Genoa  50 presenze  8 reti
Io non sto con Novellino....
05.10.2009 18:58 di Rosario Ligato   articolo letto 511 volte
E' un periodo difficile per il calcio Reggino,la squadra Amaranto stenta a decollare,ennesima sconfitta su un campo dove fare risultato era un obbligo,invece siamo di nuovo qui,a discutere su cosa non va,sul perche' una squadra costruita per risalire immediatamente non riesce a vincere 2 partite di seguito,facendo un passo avanti e due indietro.
La difficile situazione pero',e' figlia di una programmazione estiva sbagliata e non di una semplice carenza di forma fisica o sfortuna,il Presidente Foti ha manifetato le sue intenzioni di tornare subito in serie A affidandosi ad un allenatore esperto come Walter Novellino,ma la rosa messa a disposizione al tecnico e' strutturalmente costruita male,e' risaputo che Novellino dispone tutte le sue squadre con il classico 4 4 2,un modulo che per rendere bene deve avvalersi di esterni che spingono in continuazione,centrali di difesa che sappiano far ripartire l'azione e che siano veloci,attaccanti in grado di saltare l'uomo,bravi sia nel breve che nella distanza e che siano abili nel gioco aereo cercando di capitalizzare al massimo i cross dal fondo,il ds Martino non e' esente da colpe,la nostra squadra non ha un terzino destro di ruolo,non ha 2 centrali difensivi veloci e che siano capaci di giocare a zona,non ha un ala sinistra di ruolo,sulla destra Pagano non ha saputo fin ora sostituire Sestu(era proprio necessaria la sua cessione?e poi perderlo per 300 mila euro a favore di una societa' che e' poi fallita?),veniamo all'attacco,sulla carta un ottimo attacco,Brienza e' un giocatore di categoria superiore,nelle partite in cui ha giocato lo ha dimostrato,giocatore imprescendibile,abile a saltare l'uomo e a creare superiorita' numerica,Cacia e Bonazzoli sono calciatori di qualita',ma sono due attaccanti che poco possono fare giocando spalle alla porta,per rendere al massimo devono ricevere molti cross dal fondo sfruttando lo loro capacita' nel gioco aereo,ma senza esterni i cross arrivano col contagocce,e i due centravanti collezionano solo brutte figure,senza considerare che entrambi non possono giocare insieme perche' seppur con caratteristiche diverse occupano lo stesso spazio e come si suol dire "si pestano i piedi",e qui mi sorge una domanda,perche' cedere Ceravolo,un attaccante veloce che in B poteva benissimo rilanciarsi?
Stimo il tecnico per il suo passato,ma sbagliare e' umano perseverare e' diabolico,questo modulo non ci portera' in serie A,bisogna avere il coraggio di cambiare,cercando di adattare il modulo alle caratteristiche dei giocatori e non viceversa,aspettando gennaio per sistemare un po la squadra,dopotutto,anche un fissato del modulo come Mourinho nell'inter dello scorso anno ebbe l'umilta' e il coraggio di accantonare il suo sacro 4 3 3 quando vide che la sua squadra non girava sfruttando le caratteristiche dei giocatori,non credo pero' che Novellino si schiodi dalla sua rigidita' tattica,e dunque spero che il coraggio di cambiare ce l'abbia il presidente Foti,esonerando al piu' presto Novellino e affidando la squadra ad un tecnico che abbia soprattutto una flessibilita' tattica necessaria per amalgamare una squadra che non ha una propria identita',una squadra che per rendere al meglio dovrebbe giocare con 3 difensori centrali,perche' i vari Lanzaro,Santos,Capelli,sono bravi marcatori,ottimi marcatori per la serie B anche essendo molto lenti,ma a zona diventano birilli per i bravi attaccanti della categoria,Valdez e' un ottimo libero,ma a zona fa brutte figure perche' lento e poco dotato tecnicamente,la nostra squadra ha tutto per fare un 3 5 2 all'occorrenza 3 4 1 2,non dimentichiamoci che sia Missiroli che Barilla' con questo modulo troverebbero la loro giusta posizione in campo e cioe' mezzala destra il primo e interno sinistro il secondo,mentre adesso,specie Barilla',sembra spaesato in campo!
Sono profondamente convinto che con piccoli accorgimenti,partendo dalla guida tecnica ovviamente,la nostra squadra puo' risorgere,avendo la qualita' necessaria per arrivare tra le prime due,una qualita' che fin ora non e' stata dimostrata in campo perche' utilizzata male,bisognera' avere tanta pazienza,tanta umilta' e spirito di sacrifico,la B e' lunga,si puo' recuperare benissimo,ma bisogna avere il coraggio di cambiare,grazie di tutto Novellino,ma noi vogliamo tornare in serie A
Il prossimo avversario: la Salernitana
30.10.2009 23:40 di Rosario Ligato   articolo letto 120 volte
Sabato al “Granillo” arriva il fanalino di coda Salernitana, una squadra in ripresa che viene dalla netta vittoria per 4 a 1 contro il Crotone.
E' stato un inizio di campionato disastroso per la squadra campana che ha perso le prime 5 partite, sconfitte che hanno sancito l'esonero del tecnico Brini a favore di Marco Cari, l'ex tecnico dell'Arezzo raccoglie subito un prezioso pareggio sul campo del Piacenza, la domenica successiva impatta sullo 0 a 0 in casa contro l'Ascoli, poi tre sconfitte di fila e finalmente la prima vittoria nell'ultima giornata di campionato fin qui disputata, 4 a 1 all' ”Arechi” contro il Crotone.

La rosa della Salernitana non è sicuramente di prim'ordine, soprattutto in attacco necessita di ulteriori rinforzi, i vari Fava, Caputo e Ferraro non sembrano molto incisivi in zona gol. A mio modo di vedere è una squadra che può raggiungere una salvezza tranquilla, l'acquisto di Jadid ha dato molta qualità al centrocampo, reparto che a gennaio conterà anche sull'apporto del neo acquisto Capone ex Cagliari.
Non bisogna dimenticare alcune individualità importanti presenti nella rosa dei campani, vale a dire l'ex amaranto “Ciccio” Cozza, calciatore d'illustre carriera, il mediano Manolo Pestrin e l'attaccante Fava.

Marco Cari, 53enne di Ciampino è un allenatore abbastanza pragmatico che, però, non disdegna il bel gioco da ottenere attraverso la scelta di un modulo di gioco e di schemi tattici ben definiti e rodati a seguito di un intenso lavoro settimanale. Cari preferisce sempre adattare il modulo ai giocatori a disposizione, tra i tanti moduli che ha adottato nel corso della sua carriera c’è anche il 4-2-3-1.

A Reggio mancheranno gli squalificati Kyriazis e Soddimo che saranno sostituiti rispettivamente da Fusco e Millesi, in settimana il tecnico di Ciampino ha provato il 4 3 3 con Fava, Caputo e Cozza in avanti, ma tutto fa pensare che al “Granillo” di Reggio Calabria presenterà una squadra abbottonata che vedrà Polito in porta, da destra verso sinistra i difensori: GalassoFuscoStendardo e Bastrini; sulla linea mediana di centrocampo agiranno: SoligoPestrinJadid e Millesi; in avanti l'ex reggino Cozzaaffiancherà Fava.

Con l’incognita del risultato aperto a qualsiasi pronostico, una cosa è certa: il match sarà l’occasione giusta per le due tifoserie di rinnovare un gemellaggio che esiste da tempo, basato sul rispetto e sulla stessa mentalità di interpretazione del tifo e del calcio.
Un gemellaggio dunque che sarà come sempre all'insegna dell'amicizia, valore, oggi sempre più raro da trovare nel mondo del calcio.

Un gemellaggio forte, nato negli anni ’80. Dopo un lungo periodo di agguerrita rivalità, caratterizzata anche da forti scontri, soprattutto alla fine degli anni ’70, i supporters delle due squadre, infatti, diedero vita ad un gemellaggio che fu sancito ufficialmente nella stagione 86-87: al Vestuti, nella stagione successiva, fu allestita una significativa coreografia da parte della Curva Sud con tanto di albero di Natale e, sempre nell’88, memorabile è la presenza dello striscione WG nella Curva degli ultras reggini.

Il rapporto di fratellanza, che coinvolge pure i tifosi baresi, si è rinsaldato nel corso degli anni ed in particolare nel maggio del 2002 quando le due tifoserie festeggiarono all’Arechi (vittoria della Reggina per 2-1) la promozione in Serie A dei calabresi. Ad assistere a quella gara c’erano più di 5000 tifosi reggini in Curva Nord ed almeno altri 2 mila negli altri settori dello stadio.
Finalmente Reggina
01.11.2009 11:31 di Rosario Ligato   articolo letto 340 volte
Una vittoria importante quella ottenuta contro la Salernitana, 3 punti che danno morale e soprattutto ossigeno, 3 punti che allontanano seppur di poco i bassi fondi della classifica.
Dopo 4 sconfitte consecutive i tifosi chiedevano la vittoria e vittoria è stata, sicuramente c'è ancora molto da migliorare ma i presupposti per questa involuzione di tendenza ci sono tutti.

E' stata la prima partita al “Granillo” per il neo tecnico amaranto Ivo Iaconi dopo la bella ma sfortunata prestazione di Lecce che ha visto la compagine amaranto sfiorare la vittoria prima che l'attaccante francese del Lecce Baclet inventasse due gol capolavoro.

La Reggina di ieri non ha ripetuto la brillante prestazione di Lecce ma ha centrato una vittoria importantissima che le permette di lavorare con calma cercando quei meccanismi che servono per poter avere un'identità necessaria per aspirare a vincere il campionato.

Fin dal suo arrivo, Iaconi ha cambiato tatticamente la squadra, in queste 2 partite abbiamo visto una formazione votata maggiormente all'attacco, il tecnico ha ribadito più volte che il suo intento è quello di adattare il modulo alle caratteristiche dei giocatori improntando ai suoi una mentalità offensiva che le permette di essere padroni del gioco.

L'ambiente amaranto, dopo le prime 10 partite disputate, ha capito che forse il 4 4 2 non era il modulo adatto per questa squadra, i malumori si avvertivano ovunque, nei bar, allo stadio, a lavoro, e l'arrivo del nuovo tecnico ha dato un ventata di ottimismo a tutti, in quanto, fin da subito, Iaconi ha schierato la sua squadra con il più spregiudicato 3 4 3.

Anche la scelta degli uomini è stata diversa dall'allenatore precedente: Iaconi a Lecce ha puntato su Cascione e Morosini a centrocampo, con Pagano esterno d'attacco sulla stessa linea di Brienza e Bonazzoli, mentre si è rivista la difesa a tre con Lanzaro, Valdez e Santos, questi ultimi due, anello debole della Reggina attuale.

Considerate le squalifiche di Valdez e Santos, contro la Salernitana Iaconi ripropone lo stesso modulo con alcune varianti, arretra Cascione al centro della difesa accanto a Lanzaro e Costa, nella mediana rientra Carmona che affianca Morosini, gli esterni sono Buscè e Rizzato, in avanti Pagano e Brienza appoggiano Cacia.

E' una Reggina diversa, rinfrancata, Cascione disputa una gran partita coronata da un gol, Carmona rincorre tutti gli avversari, Pagano si rende utile, Rizzato sgroppa sulla sinistra come non mai, Buscè spinge come ai tempi di Empoli, Lanzaro è finalmente il grande marcatore che tutti conosciamo impiegato nel suo ruolo naturale.

Iaconi è stato capace di compattare un ambiente sfaldato, depresso e allo sbando, dimostrando molte competenze e qualità che pochi conoscevano. Per carità, niente ancora è stato fatto, ma come si dice, “il buongiorno si vede dal mattino”, e bisogna avere fiducia di questo allenatore che nella sua carriera ha fatto tanta “gavetta”.

La serie B è un campionato molto difficile, lo dimostra il fatto che una squadra come il Torino è andata a perdere sul campo della Triestina, bisogna avere pazienza e lavorare tanto negli allenamenti, cercando di migliorare l'organizzazione di gioco, la manovra e gli schemi d'attacco e di difesa, eliminando il più possibile gli errori sui calci da fermo contro di noi, vero neo di questa Reggina.

E' ancora presto per parlare di mercato, sicuramente questa squadra può puntare decisamente a vincere il campionato, necessita però di qualche ritocco fondamentale, un centrale difensivo in grado di non farci vedere più in campo i demotivati Valdez e Santos, e un attaccante esterno con il vizio del gol.

I tifosi amaranto possono stare tranquilli, la Reggina c'è e i valori alla fine verranno fuori, dopotutto mancano solo 30 partite alla fine del campionato, 90 punti in palio.
Forza Reggina