PREMESSA

PREMESSA

DIVENTARE CAMPIONI

"La tecnica è una cosa che impari da piccolo, giocando, provando e riprovando. Non te la insegna un allenatore.
Il percorso che faceva il campione, o comunque il buon giocatore, fino a qualche anno fa era questo: dai cinque ai tredici anni è gioco, in cui, che sia un muro o degli amici, prendevi confidenza con il pallone; dopo incontravi l’allenatore, che ti insegnava come si stava in uno spogliatoio, in un gruppo e le regole.
Ti eri già fatto un bagaglio di gesti e di tecnica importante: i ragazzi che noi cresciamo hanno dei limiti. Ad esempio, pochissimi oggi sanno giocare indistintamente sia con il destro che con il sinistro, eppure fanno allenamenti tutti i giorni ricercando la tecnica con entrambi i piedi. Questo accade perché abbiamo perso il vero momento in cui si impara la tecnica, abbiamo perso la competizione. I ragazzi di oggi sono ben messi fisicamente, ma hanno questi limiti tecnici: non parlo di gesti, parlo di una fantasia che non è mai stata incentivata. A noi non manca il calciatore che stoppa la palla o fa un passaggio correttamente, noi abbiamo bisogno della giocata che ci cambia la partita”.

CITAZIONE

Non sono gli Esercizi che fanno migliorare un giocatore, sono i Giocatori che fanno migliorare un Esercizio. RL

lunedì 2 luglio 2012

L'ITALIA CHE AVREI VOLUTO


Oggi è il giorno della quiete, la quiete dopo la tempesta, una tempesta scatenata dalle furie rosse che si confermano Campioni di tutto.
Troppo facile parlare di una Spagna troppo forte, troppo semplice giustificare una sconfitta di queste dimensioni parlando di un calo fisico, oppure elogiare in maniera sproporzionata la prestazione degli azzurri in questo europeo.
In una competizione sportiva conta arrivare primi, chi arriva secondo, purtroppo, è come se fosse arrivato ultimo. 

Tra qualche anno saranno in pochi a ricordare la squadra che ha perso la finale nell'europeo del 2012,  in bacheca ci vanno le Coppe, quelle non si scordano mai.
L'Italia ha fallito l'appuntamento con la vittoria semplicemente perchè Prandelli ha sbagliato la formazione, ha sbagliato a leggere la partita pensando di poterla giocare alla pari contro la squadra più forte del mondo.
Forse sarebbe bastato giocare all'italiana con l'obiettivo di raggiungere i calci di rigore. Non era possibile infatti, pensare di proporre calcio contro una generazione di fenomeni che la palla non te la fanno nemmeno vedere. Ben venga il bel gioco visto contro Inghilterra e Germania, ma in finale contro la Spagna sarebbe stato più logico arroccarsi in difesa e aspettare il momento propizio per pungere, impensabile giocare a viso aperto contro gli spagnoli che nell'uno contro uno non hanno rivali.
Prandelli avrebbe fatto meglio ad imitare il Portogallo di Paulo Bento, che con una grande organizzazione difensiva ha messo in seria difficoltà la Spagna, portoghesi che si sono arresi solo ai calci di rigore.
Altro che Cantera, la Spagna gioca un grande calcio solo perchè ha dalla sua parte una generazione di fenomeni, ma quando questi faranno il suo corso ci sarà un'altra nazionale che sarà pronta ad aprire un nuovo ciclo. E' la legge dello sport, una ruota che gira, oggi vinci tu, domani vinco io.
Dopo la sconfitta degli azzurri è facile parlare di diverse culture calcistiche tra i 2 paesi, in realtà se Chiellini non avesse commesso quell'errore imperdonabile, oggi avremmo commentato un'altra partita. E se invece di T. Motta, Prandelli avesse messo in campo il più offensivo Diamanti vista una partita da recuperare, il match non sarebbe finito 4 a 0.
Dettagli che sommati tra di loro alla fine ci sono costati un europeo, altro che storie.
Purtroppo ci siamo fatti prendere dall'entusiasmo pensando che in 3 settimana i vari Marchisio, T. Motta, De Rossi e Pirlo fossero diventati Xavi, Iniesta, Xabi Alonso e Fabregas, un peccato di presunzione pagato a caro prezzo. 
Mi sarebbe piaciuto vedere una partita leggendaria, sofferta, con gli attaccanti in difesa e tutti gli compagni arroccati nella nostra area di rigore a difendere lo 0 a 0 , come l'Italia del 2006, come l'Italia del '82, come l'Inter di Mourinho o la Juve di Trapattoni, anche perchè nel calcio non vincono i più forti, quasi sempre vincono i più bravi.


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