PREMESSA

PREMESSA

DIVENTARE CAMPIONI

"La tecnica è una cosa che impari da piccolo, giocando, provando e riprovando. Non te la insegna un allenatore.
Il percorso che faceva il campione, o comunque il buon giocatore, fino a qualche anno fa era questo: dai cinque ai tredici anni è gioco, in cui, che sia un muro o degli amici, prendevi confidenza con il pallone; dopo incontravi l’allenatore, che ti insegnava come si stava in uno spogliatoio, in un gruppo e le regole.
Ti eri già fatto un bagaglio di gesti e di tecnica importante: i ragazzi che noi cresciamo hanno dei limiti. Ad esempio, pochissimi oggi sanno giocare indistintamente sia con il destro che con il sinistro, eppure fanno allenamenti tutti i giorni ricercando la tecnica con entrambi i piedi. Questo accade perché abbiamo perso il vero momento in cui si impara la tecnica, abbiamo perso la competizione. I ragazzi di oggi sono ben messi fisicamente, ma hanno questi limiti tecnici: non parlo di gesti, parlo di una fantasia che non è mai stata incentivata. A noi non manca il calciatore che stoppa la palla o fa un passaggio correttamente, noi abbiamo bisogno della giocata che ci cambia la partita”.

CITAZIONE

Non sono gli Esercizi che fanno migliorare un giocatore, sono i Giocatori che fanno migliorare un Esercizio. RL

lunedì 14 giugno 2010

La Reggina tra "l'incudine e il martello"
11.12.2009 19:29 di Rosario Ligato   articolo letto 286 volte
Oggi, questa metafora, vuole rappresentare un dubbio, un'incertezza, un "questo piuttosto che quello", una posizione intermedia in attesa di movimento verso i due estremi, opposti tra di loro. Tanti anni fa invece, l'incudine e il martello erano una tattica, chiamata appunto: "La tattica dell'incudine e martello". Fu inventata da Alessandro Magno, (dal latino Magnus che significa Grande) detto anche: Alessandro il Conquistatore, nonchè Re di Macedonia, Re dei Re. Alessandro Magno è stato uno dei più grandi conquistatori, nonchè un abile stratega.

La tattica dell'incudine e martello consiste in una manovra di accerchiamento compiuta da: truppe molto mobili, che attaccano i fianchi e il retro dello schieramento nemico e da truppe più statiche, che assalgono il nemico frontalmente. E' stata una tattica che ha permesso al Re di Macedonia di conquistare in soli 12 anni l'Impero Persiano e l'Egitto. Erano gli anni 333 a.c.

La metafora in oggetto vuole descrivere un momento non felice della nostra squadra, sia nel valore che diamo oggi alla metafora stessa, sia per quello che rappresentava "l'incudine e martello" ai tempi di Alessandro il Macedone. Non sono qui per fare una lezione di storia bensì per analizzare l'altalenante campionato della nostra Reggina.

Nessuno di noi  si sarebbe aspettato che, nel mese di dicembre, dopo 17 partite disputate, la Reggina occupasse una posizione di classifica deficitaria. Una squadra che, dopo l'amara retrocessione dello scorso anno, si presentava ai nastri di partenza come favorita numero 1, insieme al Torino, per la vittoria del campionato cadetto.

I presupposti per un campionato di vertice c'erano tutti. Il presidente Foti affidava la squadra ad un esperto in promozioni, alias Walter Alfredo Novellino, confermando in rosa i vari Valdez, Santos, Carmona, Brienza, Lanzaro, Costa, e facendo un calciomercato da protagonista, portando in riva allo stretto calciatori che sulla carta avrebbero dovuto fare la differenza in serie B. Calciatori del calibro di: Cassano, Capelli, Rizzato, Buscè, Bonazzoli, Cacia, Morosini.

I conti, però, si fanno sul campo, e la carta diventa solo un illusione che colpisce la testa delle migliaia di tifosi amaranto che, dopo tutte queste premesse, pensavano di fare un campionato di vertice all'insegna del divertimento. Oggi, 11 dicembre 2009, dobbiamo fare i conti con la realtà, siamo una squadra che non ha una propria identità. Non ce l'aveva prima con Novellino, non ce l'ha adesso con Iaconi, anche se con quest'ultimo si sono evidenziati dei miglioramenti.

La Reggina è tra l'incudine e il martello. Un momento del suo campionato dove non è chiaro il ruolo che andrà ad occupare da adesso fino alla fine di questo torneo. Dopo Ascoli, sarebbe bastato fare l'emlplein nelle 2 partite casalinghe per proiettarsi verso le posizioni che contano. Dopo la sconfitta col Sassuolo, un altro passo falso contro la Triestina, vorrebbe dire cominciare a guardarsi le spalle in attesa di gennaio, dove una rivoluzione potrebbe essere indispensabile. Uso il condizionale, perchè, credo in questo gruppo e sulle sue potenzialità.

L'aspetto più importante, che ritengo sia stato la vera forza della Reggina calcio nel corso della sua storia e che ultimamente è venuto a mancare, sta nell'importanza che hanno i tifosi nel saper trascinare la squadra e portarla al raggiungimento di risultati egregi. Il pubblico amaranto si è distinto negli anni per: calore, affetto, abnegazione, capacità di stimolare una squadra che spesso ha dato più di quanto i suoi valori tecnici in campo potessero dare. Ricordiamo tutti i campionati vinti in serie C1, le salvezze nella serie B degli anni 90, fino alla meravigliosa promozione del 14 giugno del 1999 in uno stadio "Delle Alpi" gremito di tifosi reggini.

La tifoseria amaranto è stata riconosciuta in tutta Italia come parte integrante ai fini dell'ottenimento di risultati importanti che la Reggina è riuscita a raggiungere nel corso degli anni, e se anche non ha conquistato imperi come il condottiero Alessandro Magno, nel suo piccolo, usando la tattica dell'incudine e martello, (dove per incudine si intende la squadra e per martello la forza dei suoi tifosi, con l'avversario che, stretto in questa morsa, annunciava la resa e veniva sconfitto) ha raggiunto importanti traguardi come 9 campionati di massima serie disputati e tante soddisfazioni.

Ultimamente, nel tifo amaranto qualcosa è cambiato, non è facile capire i problemi che hanno portato a questa situazione che, sicuramente non giova a nessuno. La Reggina ha bisogno dell'affetto del suo pubblico. Bisogna capire in primis che i calciatori sono prima di tutto esseri umani, possono sbagliare, specialmente in condizione di forte stress in cui vengono sottoposti durante le partite.

Mi riferisco specialmente all'episodio Cassano, un ragazzo che sa di non aver dimostrato finora il suo valore e che va aiutato nonostante le frasi indelicate rivolte al pubblico, frasi che sicuramente non avrebbe voluto dire, un gesto che è figlio di emozioni di rabbia e sconforto che in quel momento il portiere stava provando. E' impensabile, però, raggiungere dei risultati importanti senza il supporto dei tifosi, quest'ultimi hanno un ruolo fondamentale per il prosieguo del calcio a Reggio Calabria.

Tutti uniti dunque, per un unico intento. Forza Reggina

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