PREMESSA

PREMESSA

DIVENTARE CAMPIONI

"La tecnica è una cosa che impari da piccolo, giocando, provando e riprovando. Non te la insegna un allenatore.
Il percorso che faceva il campione, o comunque il buon giocatore, fino a qualche anno fa era questo: dai cinque ai tredici anni è gioco, in cui, che sia un muro o degli amici, prendevi confidenza con il pallone; dopo incontravi l’allenatore, che ti insegnava come si stava in uno spogliatoio, in un gruppo e le regole.
Ti eri già fatto un bagaglio di gesti e di tecnica importante: i ragazzi che noi cresciamo hanno dei limiti. Ad esempio, pochissimi oggi sanno giocare indistintamente sia con il destro che con il sinistro, eppure fanno allenamenti tutti i giorni ricercando la tecnica con entrambi i piedi. Questo accade perché abbiamo perso il vero momento in cui si impara la tecnica, abbiamo perso la competizione. I ragazzi di oggi sono ben messi fisicamente, ma hanno questi limiti tecnici: non parlo di gesti, parlo di una fantasia che non è mai stata incentivata. A noi non manca il calciatore che stoppa la palla o fa un passaggio correttamente, noi abbiamo bisogno della giocata che ci cambia la partita”.

CITAZIONE

Non sono gli Esercizi che fanno migliorare un giocatore, sono i Giocatori che fanno migliorare un Esercizio. RL

lunedì 14 giugno 2010

Reggina: così non va
07.11.2009 20:18 di Rosario Ligato   articolo letto 309 volte
Franco Brienza con la maglia amaranto, i tifosi si aspettano di più da lui
Franco Brienza con la maglia amaranto, i tifosi si aspettano di più da lui
Anticipo amaro per la Reggina ad Empoli, un 2 a 0 secco che non lascia spazio a recriminazioni. Cerchiamo, però, di fare delle valutazioni costruttive partendo dalla squadra mandata in campo dal tecnico Iaconi: stesso modulo delle precedenti uscite, un 3 4 3 offensivo che ha visto gli stessi undici che hanno battuto la Salernitana ad eccezione di Cacia sostituito da Bonazzoli.



Un modulo sposato da tutta la tifoseria che vedeva nella difesa a 3 la rinascita di questa squadra, in effetti, nelle 2 precedenti uscite, la squadra ha avuto un diverso approccio alla partita e la vittoria contro la Salernitana aveva schiacciato gli incubi visti nelle precedenti 10 partite targate Novellino.



Analizzando bene la gara del "Castellani" si possono fare delle considerazioni che trovano sostegno nelle parole di molti tifosi amaranto: questa squadra non ha carattere, non sa reagire quando è in svantaggio, non ha la voglia di fare un risultato positivo nonostante la piazza lo esige. Questa squadra è mentalmente fragile e arrendevole alle prime difficoltà, forse paga la paura di dover vincere per forza, essendo squadra di qualità costruita per stravincere il campionato di serie B.



Già, la paura, emozione che molti ignorano, molti non considerano, ma che è la vera avversaria dell'essere umano, non solo nel calcio anche nella vita, la paura ti fa sbagliare, la paura non ti fa vivere, la paura ti stritola piano piano fino a portarti alla resa, alla rassegnazione, qualcuno diceva: "se vivi con la paura muori ogni giorno, se vivi senza paura non muori mai".



Se il carattere della squadra può essere cambiato col tempo e con l'impronta dell'allenatore, ci sono altri elementi da tenere in considerazione: gli innumerevoli errori dei singoli in ogni partita, sia in fase offensiva che in fase difensiva. In ogni partita siamo ormai abituati all'errore del singolo giocatore, errore che in parecchie circostanze ci è costato l'intera posta in palio. Nel "calderone" degli errori sono finiti in ordine di tempo i seguenti calciatori amaranto: Cassano, Valdez, Lanzaro, Volpi, Capelli, Bonazzoli, Cacia, Santos, Costa, giocatori importanti ed esperti e non "verginelli" del mestiere in gergo calcistico.



Per valutare il perchè di questi errori bisogna fare una disamina approfondita: è impensabile che calciatori con anni di serie A alle spalle commettano errori da dilettanti e un anno di tempo non può far diventare un discreto calciatore in un brocco, anche in questo caso, secondo me, la paura di sbagliare, la paura di dover dimostrare la loro superiorità in campo fa commettere certi errori che, calciatori di squadre che non hanno il peso della vittoria a tutti i costi, non commettono.



Adesso bisogna guardare la classifica, una graduatoria che ci vede terzultimi a 12 punti. E' vero, nessuno può negare che la situazione amaranto è difficile, ma dobbiamo tener presente che ancora non si è disputato un terzo di campionato e c'e' il tempo per rimediare, anche perchè è più facile rimediare con una squadra di qualità come la nostra, che rimediare con una squadra con poche qualità.



La strada verso il futuro è piena di insidie, ma nessuno deve accantonare il sogno di vedere la Reggina disputare un campionato di serie A il prossimo anno. Solo con una mentalità vincente si può uscire da questa situazione, io ci credo. Sicuramente la strada per recuperare il margine non è quella di pensare che dalla zona play off ci separano 9 punti, ma lavorare sul campo affinchè la nostra squadra possa colmare quel gap a livello di qualità di prestazioni che ci separa dalle squadre che occupano le zone alte della classifica.

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