PREMESSA

PREMESSA

DIVENTARE CAMPIONI

"La tecnica è una cosa che impari da piccolo, giocando, provando e riprovando. Non te la insegna un allenatore.
Il percorso che faceva il campione, o comunque il buon giocatore, fino a qualche anno fa era questo: dai cinque ai tredici anni è gioco, in cui, che sia un muro o degli amici, prendevi confidenza con il pallone; dopo incontravi l’allenatore, che ti insegnava come si stava in uno spogliatoio, in un gruppo e le regole.
Ti eri già fatto un bagaglio di gesti e di tecnica importante: i ragazzi che noi cresciamo hanno dei limiti. Ad esempio, pochissimi oggi sanno giocare indistintamente sia con il destro che con il sinistro, eppure fanno allenamenti tutti i giorni ricercando la tecnica con entrambi i piedi. Questo accade perché abbiamo perso il vero momento in cui si impara la tecnica, abbiamo perso la competizione. I ragazzi di oggi sono ben messi fisicamente, ma hanno questi limiti tecnici: non parlo di gesti, parlo di una fantasia che non è mai stata incentivata. A noi non manca il calciatore che stoppa la palla o fa un passaggio correttamente, noi abbiamo bisogno della giocata che ci cambia la partita”.

CITAZIONE

Non sono gli Esercizi che fanno migliorare un giocatore, sono i Giocatori che fanno migliorare un Esercizio. RL

sabato 14 aprile 2012

MOROSINI UNO DI NOI


Qualcuno dice che se ne vanno sempre i migliori, altri invece pensano che la vita consiste in un lungo cammino dall'esito infausto. Molti filosofi hanno tratto delle conclusioni sul senso della vita, ma come dice Vasco Rossi la vita un senso non ce l'ha.

Pescara, 14 aprile 2012 - Oggi è un giorno triste per il calcio italiano, il 25enne Piermario Morosini è morto sul campo di Pescara stroncato da un attacco cardiaco. I soccorsi sono stati immediati, ma il cuore del giovane centrocampista del Livorno si è fermato per sempre.
Al destino non è bastata la vita dei genitori e del fratello scomparsi pochi anni fa, adesso anche Piermario ha dovuto fare i conti con la crudeltà del suo destino, il quale poteva risparmiarlo dopo una vita fatta di sofferenze e sacrifici. Ma si sa, la sorte non ha sentimenti, non ha occhi e soprattutto non guarda in faccia nessuno.


La morte di Morosini è lo specchio della vita di tutti i giorni: sono molti i giovani che lasciano questa vita per malattie e incidenti stradali, in pochi conoscono le loro storie, ognuna diversa dall'altra ma con una cosa in comune, la morte.
Come diceva Celentano a San Remo, basta guardare quello che succede nel mondo per capire che questa vita non è altro che un cammino fatto di sofferenza, dove ogni strada è impercorribile: salute, lavoro, serenità, felicità, alzi la mano chi si sente un privilegiato.
E' un sentimento di rabbia quello che provo dopo la scomparsa di Morosini, un sentimento comune a molti italiani che stasera non riescono a capire come si fa morire a 25 anni su un campo di calcio: in realtà non ci sarebbe una spiegazione in grado di soddisfarci, forse, e dico forse, lo scopriremo solo morendo.

Molti poeti insegnano che bisogna vivere come si pensa altrimenti si finirà per pensare a come si è vissuto: una frase che ci vuole incoraggiare a vivere giorno per giorno godendo delle piccole cose, facendoci coinvolgere dai sentimenti, dalle passioni, assaporando le gioie della vita, ammirando il tramonto dietro i vetri di una finestra, o accarezzando un fiore che miracolosamente cresce nel nostro giardino.

Ma qual è la cosa più bella e significativa che possiamo fare per chi lascia questo mondo? E’ forse limitarci a piangere, a disperarci, a smettere di dare valore a quella vita che chi se ne è andato amava invece incondizionatamente? No di certo. La cosa più bella che possiamo fare è dare a chi ha ormai concluso la sua vita un posticino nella nostra. Un posto da rendere speciale continuando a ricordare chi abbiamo amato e sappiamo che ancora ci ama anche se non è più su questa terra.

Ciao Piermario

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