PREMESSA

PREMESSA

DIVENTARE CAMPIONI

"La tecnica è una cosa che impari da piccolo, giocando, provando e riprovando. Non te la insegna un allenatore.
Il percorso che faceva il campione, o comunque il buon giocatore, fino a qualche anno fa era questo: dai cinque ai tredici anni è gioco, in cui, che sia un muro o degli amici, prendevi confidenza con il pallone; dopo incontravi l’allenatore, che ti insegnava come si stava in uno spogliatoio, in un gruppo e le regole.
Ti eri già fatto un bagaglio di gesti e di tecnica importante: i ragazzi che noi cresciamo hanno dei limiti. Ad esempio, pochissimi oggi sanno giocare indistintamente sia con il destro che con il sinistro, eppure fanno allenamenti tutti i giorni ricercando la tecnica con entrambi i piedi. Questo accade perché abbiamo perso il vero momento in cui si impara la tecnica, abbiamo perso la competizione. I ragazzi di oggi sono ben messi fisicamente, ma hanno questi limiti tecnici: non parlo di gesti, parlo di una fantasia che non è mai stata incentivata. A noi non manca il calciatore che stoppa la palla o fa un passaggio correttamente, noi abbiamo bisogno della giocata che ci cambia la partita”.

CITAZIONE

Non sono gli Esercizi che fanno migliorare un giocatore, sono i Giocatori che fanno migliorare un Esercizio. RL

sabato 9 aprile 2011

Chorio di San Lorenzo (Reggio Calabria), 9 aprile 2011 - La Pace del Signore sia sempre con voi.
Alla vigilia della sua passione, mentre cenava con loro, il Signore prese il pane e rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse:
"Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo, offerto in sacrificio per voi".
Allo stesso modo, prese il calice di vino 
e rese grazie con la preghiera di benedizione, 
lo diede a suoi discepoli, e disse:
"Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me".
Era la sua ultima cena con i discepoli, nessuno di loro avrebbe immaginato cosa sarebbe successo il giorno dopo, Gesù si, conosceva bene il suo destino, la sua missione stava per finire nel modo peggiore possibile.
Dopo la cena, dopo avergli espresso come sia il più grande colui che si renderà schiavo dei suoi fratelli, egli si alzò dal tavolo, si cinse al fianco un asciugatoio e, preso un catino, cominciò a lavare i piedi ai propri discepoli dimostrando come lui, che era il maestro, si era reso il più umile fra loro. Solo Pietro tentò di fermare il gesto del maestro, dicendo: "Signore tu mi lavi i piedi?" E ricevendo come risposta il fatto che, se non avesse accettato questo servigio, non sarebbe stato partecipe con lui nel regno dei cieli.

Non ci poteva essere cosa più grande, per Dio Onnipotente, che scendere sulla terra a nostra immagine e somiglianza, soffrire e gioire come un  semplice uomo. 
Gesù nell'arco dei suoi 33 anni ha cercato di dare l'esempio al mondo intero e a tutte le generazioni successive tramandando loro quei valori che l'hanno contraddistinto. Gesù il Salvatore, figlio di Dio, è sceso in terra per conquistare il mondo, le sue armi però, non erano i fucili, le pistole, le bombe, i carri armati, ma l'umiltà, il sacrificio, la bontà, la generosità, l'amore verso il prossimo.
 Il Figlio di Dio ha accolto i peccatori, i malati, gli emarginati, e tutti coloro che avevano bisogno del suo amore, Gesù con la sua venuta ha dato un'impronta significativa, cercando di inculcare ai popoli una mentalità diversa, un modo di vivere nel segno della pace, della Fede, dell'amore verso il prossimo. Sono passati 20 secoli da quando Gesù è salito in cielo, la domanda che ci poniamo oggi è: 
davvero il Signore è presente nella nostra quotidianità oppure ci ricordiamo di lui solo quando abbiamo bisogno di qualcosa?  Davvero viviamo le nostre giornate come il Cristo ci ha insegnato, dando amore senza pretendere di ricevere nulla in cambio e aiutando il prossimo che ha bisogno di aiuto avendo fede in Dio? Oppure viviamo con l'unico l'obiettivo di incrementare il peso del nostro portafogli, dove la mentalità materialista non ha tempo e spazio per il Signore nostro Dio. Ma non era il Cristo che diceva "non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio?". In generale è un mondo che non ha nè capito nè assimilato il messaggio di Cristo: ogni giorno assistiamo a vere e proprie barbarie, sia nella nostra terra, sia all'estero.
I fatti sono sotto gli occhi di tutti, speriamo invece che nel nostro piccolo, il nostro io sia sincero, leale, cosciente, buono e umile. Per carità, non siamo dei Santi, ma possiamo fare molto di più per raggiungere quella via che il Signore ci ha indicato.

Tra poche settimane è Pasqua, un giorno importantissimo per il cristianesimo, si celebra la Resurrezione di Gesù Cristo. A volte pensiamo alla Pasqua come una settimana di ferie, le famiglie fioriscono come un albero in primavera, i propri cari tornano a casa da qualsiasi parte d'Italia e del mondo anche se solo per pochi giorni. Si mangia bene, le tavole sono bandite con cura, il menù è ampio. 
Ben vengano i festeggiamenti civili, ma senza  perdere di vista il senso che la Pasqua vuole darci: cioè il sacrificio del Signore morto sulla croce per noi, e dopo aver compiuto la sua missione è salito in cielo per dimostrarci che la sua vita terrena aveva un significato particolare. Gesù ci ha insegnato ad amare, ci ha fatto capire che il vuoto interiore che ognuno di noi ha non può essere colmato con i soldi ma con la fede in Dio, con le opere buone, con le soddisfazioni personali costruite dopo anni di sacrifici. Guardando il prossimo con l'occhio buono senza pregiudizio e ipocrisia.

La passione di Gesù è stata la conclusione di una vita terrena vissuta all'insegna del sacrificio. In molti ricordano questo evento come il più atroce della storia dell'uomo dove l'agonia di Gesù dà un'immagine di sofferenza trasversale. 
Un'immagine chiara, il figlio di Dio che sale verso il Calvario con una Croce pesante da portare, troppo pesante come le accuse a suo carico. Solo dopo la morte verrà riconosciuto come il Figlio di Dio.
A Chorio, una frazione del comune di San Lorenzo, un paesino situato alla falde dell'Aspromonte, l'Associazione di Promozione Sociale "Padre Gaetano Catanoso", con la collaborazione del Coro Parrocchiale "Padre Gaetano Catanoso" e dell'Associazione Pro Pentidattilo, domenica 17 aprile presenterà La Passione Vivente di Cristo. Un evento unico nel suo genere che coinvolge tutta l'Area Grecanica. 
La quinta edizione della Passione di Cristo inizierà alle ore 20:00 e si terrà al Vallone d'Argento, situato all'inizio del paese, un'iniziativa che ha rilanciato in maniera importante il paese di Chorio.
Il presidente dell'Associazione "Padre Gaetano Catanoso" Paolino Mangiola si aspetta il tutto esaurito: "stiamo facendo del nostro meglio per assicurare agli spettatori uno spettacolo degno di questo evento che ricorda le sofferenze di Gesù Cristo. Vogliamo dare alla gente una narrazione che si avvicini molto alla realtà. La Passione Vivente di Cristo è diventata ormai il nostro marchio di fabbrica, siamo alla quinta edizione e grazie all'impegno di tutti la nostra iniziativa è diventata il fiore all'occhiello di tutta la comunità choriese. Mi aspetto il pubblico delle grandi occasione. Vi aspettiamo domenica 17 aprile 2011 alle ore 20:00 al Vallone d'Argento, inizio paese di Chorio, paese natale del Santo Gaetano Catanoso".

Rosario Ligato

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